Immagina una giornata all’aperto. Immagina gli amici, la famiglia e la carne che cuoce a fuoco lento, mentre il ritmo della giornata viene scandito da risate e profumi speciali. L’asado è tutto questo. Non un taglio di carne, non un modo di cuocerla. O meglio: non solo questo. Lo sanno bene i calciatori sudamericani, che hanno di fatto importato questa moda in Serie A tra grigliate di squadra e storie su Instagram.

 

Le origini dell’asado

Tutto parte dalla Spagna. I colonizzatori, arrivati in Sudamerica, hanno trapiantato l’asado nei territori conquistati e da lì questo modo di cuocere la carne ha fatto breccia in quei territori, restando ancorato nella tradizione centenaria di tre popoli in particolare: argentini, uruguaiani e cileni. E infatti non è raro vedere le Nazionali in questione riunirsi intorno alla brace, dovunque esse si trovino. 

La carne di certo non mancava nelle pianure dell’America del Sud, ai gauchos non restava che fare del loro meglio per allevare il bestiame e per sfamare le loro famiglie. Gli stessi gauchos, inoltre, avevano anche il loro modo di preparare l’asado, cuocendolo a la cruz (metodo utilizzato più spesso per il maiale), vale a dire infilando una croce di metallo nel terreno per poi accenderle il fuoco tutto intorno, in modo tale da lasciar cuocere la carne in maniera lenta e uniforme. Bestiame in abbondanza, poco altro da mangiare: i gauchos disponevano di grandi quantità di manzo, che sistemavano sulla brace e preparavano con maestria. Il tutto accompagnato dalle verdure, altro alimento che di certo non mancava nelle pampas.

 

Come si prepara

La preparazione dell’asado viene di solito affidata ad un unico individuo, denominato per l’appunto asador. Una responsabilità non indifferente, tanto che al termine del pasto, se questo è stato di gradimento dei commensali, questi ultimi gridano un aplauso para el asador!  

 

La passione dei calciatori sudamericani per l'asado Un modo di cuocere la carne, un modo di stare insieme: viaggio tra le pampas argentine e i campi di Serie A | Image 1

Maggio e Britos avranno ricevuto l’applauso al termine del loro asado?

 

Passando al lato più tecnico dell’asado, quest’ultimo come detto si caratterizza per alcuni aspetti fondamentali come la cottura lenta e uniforme. Inoltre, i tagli sono di grandi dimensioni (in genere viene utilizzato quello reale, da brodo) e la carne che di solito viene scelta è quella di manzo, ma vanno bene anche gli altri tipi (maiale, agnello, eccetera). E per rendere la carne più saporita, prima di metterla sulla brace viene massaggiata con del sale grosso.

All’asado di manzo si affiancano anche altre varietà: le salsicce (chorizos), le interiora (entrañas) e le salsicce di sangue (morcillas). Infine, il tutto viene servito con il chimichurri, una salsa verde a base di prezzemolo, peperoncino ed aglio.

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Socializzare e ricompattarsi: l’asado in Serie A

«Ho abbandonato il calcio perché preferisco la birra e l’asado»: parola di Pablo Daniel Osvaldo, uno che sicuramente ha assaggiato sia il calcio ad alti livelli che l'asado nella sua versione migliore. Non sempre, però, bisogna scegliere tra l’uno e l’altro. Anzi: spesso sono andati di pari passo, anche nel nostro campionato

 

Le diverse colonie sudamericane sicuramente hanno fatto la loro parte: l’Inter degli argentini, ma anche il Napoli di Britos, la Lazio di Ledesma, il Lecce di Giacomazzi. E diverse volte, quando ci si imbatte in articoli crossover tra calcio e asado, il tema ricorrente è uno solo: ricompattarsi. L’asado, come accennato in precedenza, è un’occasione per stare insieme, per “fare gruppo” come si dice in gergo, e il gruppo è uno degli aspetti fondamentali di ogni sport di squadra. La sua funzione sociale è proprio questa: creare empatia, passando insieme tutto il tempo necessario per la giusta cottura della carne. E come abbiamo visto ne serve parecchio, di tempo, per cuocere l’asado. 

Dalle pampas sudamericane ai campi di Serie A, questo modo di stare uniti e di cuocere la carne ha attraversato i secoli e continua ad essere apprezzato in tutto il mondo. In attesa di scoprire se, dopo il triplice fischio che sancisce la fine della grigliata, l’asador riceverà il tanto desiderato applauso.

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