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Controvento: l'irresistibile inconsistenza di Adel Taarabt

Di come il marocchino sia riuscito a buttare tutto all'aria e di come nonostante questo noi continuiamo a volergli bene

Controvento: l'irresistibile inconsistenza di Adel Taarabt Di come il marocchino sia riuscito a buttare tutto all'aria e di come nonostante questo noi continuiamo a volergli bene

Parlare di Adel Taarabt è un po’ come parlare del vento. Come lo spieghi, il vento? Un qualcosa che a tratti c’è, a tratti non c’è. Quando non lo senti in faccia neanche ci fai caso, alcune volte ti dimentichi pure della sua esistenza, come succede per il marocchino, che nel corso della sua carriera è sparito più volte dalle pagine di cronaca senza lasciare alcuna traccia. Il vento, però, quando arriva si sente eccome. Non puoi restare indifferente (devi coprirti, devi metterti al riparo), come non puoi restare di fronte al talento di Adel Taarabt (devi difenderti, devi indietreggiare e sperare che non ti salti).

In questi casi YouTube è sicuramente d’aiuto: sulla piattaforma sono presenti diversi video di persone che vengono trascinate via dal vento, senza possibilità di opporsi alla sua forza; sulla stessa piattaforma, inoltre, sono presenti video di Adel Taarabt che applica lo stesso concetto sui difensori avversari. Qui, ad esempio, c’è un video di 13 minuti dal titolo inequivocabile: “Più di 100 giocatori umiliati da Adel Taarabt”.

Il giocatore marocchino è un agente atmosferico del caos, è l’elemento randomico che scompiglia ogni piano. Lo sanno bene al QPR, dove hanno visto tutta la potenza distruttrice di questo uomo/uragano che ha trascinato la squadra in Premier League disputando (da capitano) una stagione straordinaria. Al termine del campionato, con 19 gol e 16 assist all’attivo, vince il “Player of the Year” della Championship. È il 2011, Taarabt ha 22 anni e una carriera tutta da scrivere. Si alza il vento, non puoi fermarlo con le mani. E neanche con i piedi. 

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Vela

Il vento non puoi fermarlo, è vero, ma puoi cercare di gestirlo, di sfruttarlo a tuo favore. Nel corso della vita calcistica di Taarabt, in molti hanno provato a immagazzinare la sua forza per trascinare ogni tipo di barca. Ai tempi del QPR, il velista Neil Warnock era riuscito a far confluire tutta l’energia del giocatore sul campo, e i risultati sono stati straordinari. Proprio nel momento in cui pensi di aver afferrato Taarabt, però, lui sguscia via, si disperde in miliardi di atomi che vagano nel nulla cosmico del talento sprecato, dove finiscono tutte quelle particelle di campioni che non ce l’hanno fatta. 

Un aneddoto emblematico per descrivere la ventosità di Taarabt è quello relativo alla sua fuga - e non potrebbe essere altrimenti: quale milgior modo di muoversi, per il vento, se non quello di scappare via, di rifugiarsi altrove? In uno sciagurato incontro con il Fulham, con la squadra sotto di 3-0 all’intervallo, Warnock decide di ammainare la vela e di lasciarsi trasportare dalla corrente. L’allenatore toglie Taarabt dopo soli 45 minuti di gioco e lui, invece di sedersi in panchina, esce dallo stadio e si reca in un pub lì vicino, come se fosse la cosa più naturale del mondo, come se fosse stato trasportato lì direttamente dal vento. 

Quando (nel 2013) il QPR retrocede in Championship, Taarabt decide di lasciare la barca alla deriva e di sposare la causa Fulham. Il meteo, però, mette vento forte, e la sua luna di miele viene spazzata via da una raffica dopo soli sei mesi. Il marocchino, foglia nel vento del calciomercato, approda al Milan di Seedorf. Ed è subito amore a prima folata.  

 

Mulini a vento 

Trasformare il vento in energia si può, dicevamo, e lo sa bene l’olandese Seedorf, arrivato sulla panchina rossonera con l’obiettivo di macinare più punti possibili. Per farlo, l’allenatore costruisce un nuovo mulino affidandosi al vento e alle sue regole: Adel Taarabt si presenta ai tifosi del Milan con una folata improvvisa, una raffica di talento al San Paolo, uno schiaffo di destro al pallone che si insacca in porta con una naturalezza disarmante. I rossoneri perderanno quella partita per 3-1, il mulino messo su da Seedorf smetterà di girare dopo pochi mesi e anche Taarabt cambierà aria (come puoi non farlo, se sei vento?), ma quella rete resterà sempre nell’immaginario comune dei sostenitori di Taarabt, che continuano a predicare al vento il loro amore per un talento così puro. 

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I mulini a vento, comunque, rievocano anche momenti importanti della letteratura: Don Chisciotte della Mancia ha deciso di combatterli nonostante tutto, di provare fino a vincere la sua assurda battaglia. La stessa cosa ha fatto il Benfica, che ha deciso di puntare sul marocchino nell’estate del 2015, quando Taarabt si era allontanato di nuovo da ogni pagina di giornale mossa dal vento. 

L’avventura in Portogallo non andrà bene. Anzi: non andrà proprio. Taarabt non si muove, dell’uragano che avevamo visto solo a tratti non resta che un soffio leggero, quasi impercettibile. Per questo il Benfica decide di spedirlo in prestito e di fargli prendere il largo. Il vento porta la vela del marocchino di nuovo in Italia: il porto di Genova, sponda rossoblu, è pronto ad abbracciare l’irresistibile inconsistenza di Adel Taarabt e delle sue giocate. Il 29 gennaio del 2017 c’è il suo esordio ufficiale con la nuova maglia: Taarabt entra in campo a metà del primo tempo, regala giocate di classe e serve due assist decisivi per il 3-3 finale del Genoa. È sbocciato un altro amore, si è alzato di nuovo il vento. 

 

Controvento 

Tutto sembra filare a gonfie vele, Taarabt sembra aver finalmente trovato la sua dimensione e il Genoa crede di essere riuscita a mettere il vento dentro a un barattolo. Utopia: il marocchino si riprende, è vero, riesce anche a trovare un minimo di continuità ma la sua natura è un’altra, e andare contro la propria natura è praticamente impossibile. Parole al miele per Juric, per l’ambiente rossoblu, ma le parole se le porta via il vento, che nell’estate del 2018 ha trascinato Taarabt lontano dalla Liguria. 

Un viaggio a ritroso verso il Portogallo, un controsenso per il marocchino, che di fatto il vento nella sua carriera non è riuscito mai ad assecondarlo. Anzi: gli è andato contro, ostacolando una carriera che avrebbe potuto essere davvero diversa - oppure no, e noi dobbiamo smetterla di cercare sempre un senso compiuto alle carriere disperse nel nulla cosmico del talento sprecato. Eppure Taarabt c’è stato e c’è ancora, visto il suo recente esordio (dopo quasi quattro anni dal suo arrivo) con il Benfica, definito dal quotidiano 'A Bola' come “il più grande miracolo di Bruno Lage”, attuale tecnico dei lusitani. E allora a noi non resta che sederci su una collina, in attesa di scoprire se si alzerà di nuovo il vento.