L’occhiale nel tempo è passato dall’essere un oggetto che svolge una precisa funzione protettiva, ad un accessorio in qualche caso dalla sola finalità estetica, abbinanto all’abito che si indossa, alla situazione o per esaltare i lineamenti. Si perde alcune volte il vero obbiettivo di questo oggetto, l’utilità. Gli occhiali servono per ingrandire gli oggetti, evitare l’esposizione diretta ai raggi solari o come protezione, aspetti che vengono spesso trascurati anche nel modello da ciclismo. Questo oggetto si sta riaffermando anche al di fuori delle corse e scelto da molti silisti di moda per il suo inconfondibile design, futuristico, colorato e ora anche trendy. L'occhiale da ciclismo non è quindi più solamente un modo per coprire gli occhi prima della partenza, per nascondere gli sguardi verso gli avversari prima del chilometro zero e per non far trasparire un' espressione che potrebbe rivelare le strategie.

Non solo una lente che separa il ciclista da tutto il resto, ma anche una funzione utilitaristica: perchè se è vero che per vincere le gare bisogna avere delle buone gambe, è altrettanto vero che la guida per i ciclisti sono gli occhi. Pioggia, vento, sole, fango, freddo possono, anche solo per un secondo, far perdere all’atleta l’orientamento e aumentare il rischio di cadute fatali.

Come gli occhiali da ciclismo hanno conquistato corse e passerelle Il trend che accomuna Prada, Oakley, Nike e Kim Kardashian | Image 4

 

GLI INIZI

All’inizio del Ventesimo all’occhiale, composti di una fascia di pelle con due grandi lenti di vetro, modello preso in prestito dagli aviatori, non si riconosceva nessuna moda. Eroicizzavano gli atleti donandogli, agli occhi degli spettatori, l'aria di esploratori. Gli occhiali avevano una funzione protettiva rispetto al fango e al freddo, evitando che il sudore si ghiacciasse sulle sopracciglia durante le scalate in montagna.
Fino agli anni Cinquanta non si vedono nel gruppo occhiali da sole. Gli atleti continuavano ad utilizzare quelli degli aviatori, sostituendo la gomma alla pelle, mentre, nello stesso periodo, Ray-Ban e Persol disegnavano, producevano e vendevano paia di occhiali diffusi grazie alle star del cinema.

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Non fu casuale quindi che uno dei primi ciclisti a portarli in gara fu Fausto Coppi, portatore di uno stile tutto italiano. Gli occhiali da sole riflettevano il suo essere star, oltre che un campione che si affermava vincendo le corse e conducendole in modo impeccabile eautorevole. Un'icona di stile a tutto tondo.
Diversi corridori andarono controcorrente, portando gli occhiali non per vezzo, ma per necessità. Tra questi Jan Jannsen, il quale vinse il Tour del 1968 portando occhiali da vista in quanto miope, ma anche Laurent Fignon, che divenne “professore” indossando durante tutta la sua carriera occhiali rotondi.

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I GRANDI MARCHI

Già negli anni '50 Carrera sviluppava occhiali sportivi per lo sci, le innovazioni tecnologiche aiutarono il boom dei modelli da ciclismo, che grazie alle termoplastiche e alle lenti intercambiabili, diventarono più comodi, leggeri e personalizzabili.
Tuttavia il marchio che rivoluzionerà l’occhiale nello sport nacque nel 1975, con un investimento di trecento dollari e un cane. Un americano iniziò a vendere manopole da motocross, marchiandole con il nome del proprio cucciolo, brevettando anche il nuovo materiale. Presto iniziò a vendere maschere per i piloti ampliando la sua gamma ad altri sport. Già nel 1985 Greg LeMond indossava gli occhiali americani, anche l’anno successivo, quando vinse il Tour de France. Una montatura presa in prestito dai modelli da vista con una grande lente che riprendeva le maschere da sci. L’aggiunta di colori brillanti fu un dettaglio che rese fin da subito gli Oakley iconici e popolari tra i corridori, metà dei professionisti indossavano un paio di Eyeshade Spectrum, prova di come l’occhiale si era definitivamente affermato nel mondo del ciclismo.

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Ma se Oakley è stato il precursore, molti altri brand presto iniziarono a produrre e commercializzare nuovi modelli,  creando una certa competizione sul mercato. Con l'aumento della ricerca estetica, si perdeva allo stesso tempo l’ interesse per l'utilità. Gli amatori stessi non richiedevano più un occhiale ottimo dal punto di vista ottico, ma volevano sentirsi parte di un brand, così come già da tempo avveniva per le bici, acquistate sempre di più per il marchio che rappresentavano, oltre che per le caratteristiche tecniche. Entrarono sul mercato marchi come Briko e Bolle, ma Oakley non accusò la concorrenza tornando a stupire. Nessun corridore sarebbe infatti più apparso come “professore”, poichè presentarono degli occhiali che integravano nella lente curva le lenti da vista, unendo l’utilità allo stile iconico.

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Pantani, Cipollini e Franco Ballerini scelsero Briko per le loro imprese, mentre i tedeschi tra cui Jan Ullrich indossavano Rudy. Oakley tornò presto padrona del mercato, presentando un modello proveniente da una dimensione parallela: il modello Over The Top. Se i primi modelli da aviatori rendevano il ciclista un’esploratore dei cieli, questo modello proiettava i ciclisti direttamente sulla Luna. Una struttura in alluminio che sovrastava il capo ed eliminava le classiche bacchette che si appoggiano sulle orecchie, a ricordare un casco da astronauta. Il casco non era ancora obbligatorio e il modello era ben visibile in ogni inquadratura televisiva. L’ennesimo stratagemma per portare il brand al centro dell’attenzione mediatica.

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Specialized e Giro non riuscirono mai ad imporsi ai livelli del brand americano, rischiando più volte di interrompere le vendite. Tuttavia l’introduzione del casco, la cui aerodinamica è fondamentale nelle prove a tempo, permise ai brand che producevano elmetti di integrare nella struttura anche le lenti, Giro creò un attacco magnetico che rese l’occhiale un pezzo unico e all'avanguardia.Nel 2013 Ryder Hesjedal, primo ed unico canadese a vincere il Giro d’Italia, indossò un occhiale da sole della POC: un romantico ritorno alle origini, quando i primi ciclisti portavano le lenti scure di occhiali utilizzati quotidinamente. Una scelta criticata ma notata da molti, che ha portato il marchio a collaborare con una delle squadre più iconiche della carovana, la EF Education First, abbinando i propri occhiali al nuovissimi kit di cui vi abbiamo parlato qui.

Il dominio di Oakley rimane incontrastato, ma potrebbe ben presto vacillare. Il corridore più forte del momento, Peter Sagan, ha lanciato una collaborazione con il brand 100percent che, proprio come Oakley, nacque intorno al 1980 producendo maschere da motocross.

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L’OCCHIALE NELLA MODA

Nelle ultime stagioni, abbiamo assistito a un uso sempre maggiore da parte dei fashion designer, degli occhiali da ciclismo, tornati sulle passerelle di moda e ripoposti rispettando la loro forma e i trend del momento.

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Kim Kardashian, Bella Hadid e Rita Ora tra le altre, più volte sono state viste indossare modelli da ciclismo, in tutti i casi si trattavano di Oakley. Così come avviene nel mondo sportivo, e non solo quello ciclistico, anche nella moda il brand americano rimane il più attivo e il preferito, per la qualità e varità di lenti e montature. Nel 2018 Oakley ha presentato una collezione Fall-Winter in collaborazione con lo stilista inglese Samuel Ross, protagonista della scena fashion e fondatore del brand A-COLD-WALL*. Il lavoro del designer inglese per il brand californiano è proseguito anche nella stagione 2019, con una nuova collezione composta da oltre 30 capi: t-shirt, marsupi, giacche, ma soprattutto tre modelli di occhiali, che riprendono quelli da ciclismo.

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Non solo il lavoro di singoli creativi ha ripreso il modello di occhiali da ciclismo, anche Prada recentemente ha presentato la sua linea di lenti ispirata ai modelli da ciclismo. Questi item si sposavano perfettamente con il gusto della collezione Prada Linea Rossarilanciata riprendendo i capi streetwear che hanno fatto la storia alla fine degli anni 90, reinterpretandoli in chiave moderna. Anche Vetements non ha resistito alla tentazione di utilizzare la silhouette del modello Radar di Oakley nella collezione SS19, sfruttandone le potenzialità di colore e personalizzandolo con borchie, applicate sulla parte inferiore delle lenti. Heron Preston, sempre per la sua collezione SS19, aveva scelto Nike per realizzare il suo personale modello di occhiale, il Tailwind HP, solo una piccola parte ldella collaborazione che ha legato il designer al brand di Beaverton. Innovativi sia nelle forme sia nei materiali, con lenti cromate e incurvate, come i modelli indossati dai più grandi campioni del ciclismo moderno.

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