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Gli arbitri: il fascino della divisa nel calcio

Dalle 'giacchette nere' ai colori fluo, una storia scritta non solo col fischietto

Gli arbitri: il fascino della divisa nel calcio Dalle 'giacchette nere' ai colori fluo, una storia scritta non solo col fischietto

Nel 1581 Richard Mulcaster scriveva di un gioco chiamato “foteball” dicendo come sarebbero potute andare meglio le cose se ci fosse stato un “giudice sopra le parti”. Quello sport, più simile al rugby, aveva percepito la necessità della figura più biasimata del calcio, non facilmente invidiabile e sempre riconoscibile in campo, per la gestualità e per una divisa che ha l’obbligo di non dover passare inosservata.
Il gancio per ripercorrere la storia degli arbitri ce lo da la notizia di settimana scorsa della fine del contratto di sponsorizzazione tra la FIGC e Diadora, che sarà sostituita a partire dalla stagione 2019/2020 da Legea. Il marchio italiano ha caratterizzato per 26 anni il calcio italiano, con divise che hanno seguito tutte le fasi di tendenza e evoluzione del design calcistico.

Nel 1893 la FA (Football Association) fondò la prima società di arbitri dopo un incontro all’Anderton’s Hotel di Londra. I primi giudici di gara tuttavia servivano nella maggior parte dei casi solamente a tenere il tempo, oppure ad avere una persona alla quale chiedere un parere riguardo al gioco. A inizio del ‘900 la presenza dell’arbitro quasi offendeva i gentiluomini inglesi, che sapevano riconoscere con lealtà quando fosse fallo oppure no e proprio epr questo non avevano un ruolo di primo piano durante le partite.

La storia del design delle maglie degli arbitri nasce però quasi 30 anni dopo negli Stati Uniti, da esigenze pratiche. Non nel calcio, ma nel football americano.

A inizio ‘900 gli arbitri vestivano esclusivamente di bianco, con una cravatta e una coppola, questo perché un uomo ben vestito riusciva a trasmettere maggiore autorità sul campo. Iniziarono a sorgere problemi all’inizio degli anni ’20, quando le squadre adottarono divise bianche. Lloyd Olds, arbitro e responsabile dei programmi di atletica alla Eastern Michigan University, si accorse di essere scambiato sempre di più dai giocatori durante le partite di calcio e football. Chiese così all’amico George Moe, proprietario di un negozio di vestiti, di realizzargli un uniforme neutra e più visibile, che gli consentisse di arbitrare in più discipline.
Nel 1921 per la prima volta Lloyd Olds indossò la famosa divisa a strisce bianche e nere. L’idea incontrò inizialmente l’opposizione degli stessi atleti, salvo poi diffondersi in fretta e venire adottata dagli altri sport, diventando la maglia ufficiale della NFL nel 1945, seguita nei primi anni ’50 dalla NBA, che la abbandonò nel 1971, quando iniziarono ad essere indossate le maglie grigie, ancora oggi quelle ufficiali.

Nel frattempo nel calcio europeo le uniforme erano composte da camicia bianca con colletto ampio, giacca nera, bermuda e cintura, si passò solo più tardi a un unico strato, una polo nero con collo bianco, molto simile ai modelli contemporanei.
La Gazzetta dello Sport, il 17 ottobre 1978 in prima pagina pubblicò un trafiletto in cui riportava un evento per l’epoca insolito, intitolato “L’arbitro sponsorizzato”:

“Ha creato un vespaio in Svizzera il caso dell’arbitro Bruno Burgener che domenica ha diretto un incontro di Serie B esibendo una maglietta che recava sul petto e sul dorso una vistosa scritta pubblicitaria (adidas ndr). L’arbitro ha dichiarato che nel suo gesto il denaro non c’entra. La vicenda, che ha toccato un ambiente finora estraneo a episodi di questo tipo, ha provocato l’intervento di organi federali elvetici che hanno subito disposto un’inchiesta”

Facile immaginare che da li a pochi anni gli allarmati organi federali elvetici, così come la FIFA o la FIGC iniziarono a trascurare quella che diventò la normalità, sia per le squadre, sia per le federazioni arbitrali. Dal 2002, dopo i mondiali di Korea e Giappone, è stato permesso alle federazioni di inserire sponsor sulle maglie degli arbitri. Blatter spiegò che era un primo passo verso il professionismo della classe arbitrale.

Così come per le maglie dei club, anche quelle degli arbitri hanno un mercato di appassionati e collezionisti. Il più classico "fascino della divisa" che per mantenere la sua autorità rimane costante nei suoi elementi distintivi, come il colletto con i bottoni e i colori, così tipicizzati negli atteggiamenti da essere rimasti intatti nel tempo. Recuperare gli elementi potrebbe essere un modo per non fare un passo indietro e mantenere un'integrità necessaria agli occhi dei giocatori in campo. È curioso come in alcuni sport come football americano e hockey le divise siano rimaste uguali, riprese anche nella moda e da commessi di negozi di scarpe. Nel calcio lo sprint cromatico è avvenuto a metà degli anni ’90, con divise colorate che si staccavano dalla tradizionale polo nera. Da qualche anno i colori ufficiali sono fluo, in Serie A per esempio, le più utilizzate e con poche differenze sostanziali sono state quelle gialle, rosa e blu.


Abbiamo deciso di raccogliere le 5 maglie più belle, alcune davvero introvabili dai collezionisti.

Mondiali USA 94

Non un gran ricordo per l'Italia, ma le divise con pattern digitale rosa e nera hanno segnato un momento importante per l'evoluzione dello stile del gioco.

 

Total black Premier Legue

Essenzialità, polo che segue la tradizione, leone della Premier League e logo Nike sul petto come unici elementi distintivi. 

 

Qualificazioni mondiali 2002

Sfruttata a pieno l'efficacia dello stacco di colore giallo e vero, maglia adidas leggermente oversize, con tasche nascoste  e polsino, che descrive perfettamente lo stile degli anni 2000.

 

 Coppa delle Coppe 1968

Josè Maria Ortiz, arbitro della finale tra Milan e Amburgo, una classe di un'altra epoca. Giacca nera e camicia con pantaloncini corti.


Serie A 2015/2016

Colore acceso che crea un effetto seta con il tessuto acrilico, il contrasto di colore con i loghi Diadora volt sulle spalle la rendono una delle maglie più belle degli ultimi anni in Serie A.