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L'ossessione della NBA per il vino

I più importanti giocatori della NBA hanno una passione smodata per l'enologia

L'ossessione della NBA per il vino I più importanti giocatori della NBA hanno una passione smodata per l'enologia

Dopo 156 partite consecutive LeBron James si è presentato allo Staples Center per assistere alla sconfitta dei suoi Los Angeles Lakers, contro l'altra squadra di Los Angeles, i CLippers di Danilo Gallinari, visto il suo infortunio all'inguine rimediato nella vittoria sui Golden State Warriors che lo terrà fermo per un po'. 
Sappiamo benissimo che LeBron non lascia niente al caso, negli Stati Uniti si parla molto del suo modo di arrivare a palazzo e quindi di mostrarsi in pubblico. Tutti i riflettori sono puntati su di lui sempre e comunque, specialmente ora che il re si esibisce ad Hollywood. LeBron si è dovuto accomodare in panchina e tifare per i suoi compagni e visto che non avrebbe giocato, ha pensato bene di farsi la passeggiata tra il parcheggio dello Staples e gli spogliatoi dei Lakers con un bel bicchiere di vino rosso in mano

Tutti conoscono la passione di LeBron per il vino ma non è una semplice passione, LeBron è un vero e proprio intenditore. Spesso nelle sue stories su Instagram condivide le varie bottiglie, spesso etichette italiane, che allietano le sue giornate off the court. 

"Bron ha un supercomputer nel suo cervello quando si parla di vini". 

Queste le parole di Kevin Love, suo compagno ai Cleveland Cavaliers

Dwyane Wade invece ci spiega così quanto il suo caro amico Bron sia ossessionato dal buon vino.

"Se durante la sua sessione di tiro da 3 pre partita qualcuno pronuncia la parola vino, LeBron interrompe tutto semplicemente per sapere perché se ne stia parlando e se può metterci bocca, lo fa."

Lo stesso James dichiarò alla ESPN: "Sto giocando il miglior basket della mia vita e bevo dell'ottimo vino, cosa c'è di meglio?"

 

Ma questa non è prerogativa del numero 23 dei Lakers, è tutta la NBA ad esserne ossessionata, nel vero senso della parola. Partiamo dal racconto di una gita per spiegarvi meglio il tutto.

Gli autobus navetta neri fanno avanti e indietro attraversando tornati difficili rimbalzando su chilomentri di terreno accidentato che sfuma nel fango. Al termine della corsa, si arriva ad un cancello con una grande M al centro e i passeggeri del bus possono finalmente scendere, sono i Cleveland Cavaliers al completo
Siamo nella Napa Valley, e questa è Mayacamas, una delle cantine più iconiche della California, patria del vino a stelle e strisce. Non tutti i Cavs sanno dove sono ma uno si, e quell'uno è Mr. LeBron James. Dopo il brindisi di benvenuto a base di champagne, si assaggia chardonnay del 2015 e Cabernet del 2013, Cedi Osman non beve e la cosa viene commentata così da LeBron: "Meglio, ce n'è più per me". Wade e Jr Smith invece bevono, apprezzano e fanno commenti con gli enologi presenti, sono tutti coinvolti. I Cleveland Cavaliers hanno fatto un team building ma invece di andare in una escape room come ad esempio fecero i Golden State Warriors un po' di tempo fa, sono andati a visitare una delle cantine più importanti degli Stati Uniti e si sono fatti un bel po' di bicchieri. 

 

La moglie di Dwyane Wade, Gabrielle Union, in un'intervista dichiarò:

"Se all'inizio delle loro carriere i ragazzi si stimolavano a vicenda facendo leva sulle auto di lusso, case e terreni, adesso il rispetto se lo guadagna chi mette a tavola la bottiglia di vino più costosa e rinomata".

Infatti gli ossessionati dal buon vino sono tanti nella NBA. Jimmy Butler porta sempre con se una valigia piena di pinot nero, Dwyane Wade ha fondato la propria etichetta, la "D Wade Cellars", Steph Curry insieme a sua moglie, nota food blogger, non disdegna svariati tour degustazione proprio nella Napa Valley. LeBron James in realtà si contende il titolo di giocatore maggiormente "vino addicted" con un suo vecchio amico, Carmelo Anthony. Melo infatti passa le sue vacanze in giro per il mondo visitando vigne e cantine tra le più rinomate allargando le sue competenze nel campo dell'enologia. 

Un'altra storia divertente e che descrive bene quanto la cultura del buon vino abbia preso piede nella NBA è quella che racconta di quando, durante il raduno del Team USA prima delle Olimpiadi di Rio de Janerio, un collezionista di bottiglie di Houston ricevette la telefonata di un agente per organizzare una visita con conseguente cena, i cui commensali sarebbero stati Carmelo Anthony, Kevin Durant e DeAndre Jordan

Ma si parte sempre da qualcosa o da qualcuno, c'è sempre "la lepre" che parte in solitaria e in avanscoperta, più veloce degli altri. In questo caso, la lepre in questione, colui che ha aperto la strada a tutti nel mondo del buon vino, non è un giocatore ma un allenatore e precisamente l'immenso Gregg Popovich.

L'allenatore dei San Antonio Spurs, oltre ad essere un personaggio di culto della pallacanestro contemporanea e uno dei coach più vincenti di sempre, è un grandissimo intenditore di vini. Per farvi capire meglio il personaggio e la sua passione, vi racconto una cena tipo dopo una partita in trasferta dei suoi Spurs. Una volta abbandonato il palazzo Pop si fa raccomandare dagli autoctoni i migliori ristoranti della città e con una scorta di 4/5 macchine inizia il tour culinario, ma sopratutto enologico, nella città che lo ospita.

Doppiette e triplette di ristoranti distribuite in questo modo: l'antipasto in un ristorante, primo in un'altro ristorante, il secondo in un altro ancora e per finire il dolce in un quarto ristorante. Questo per avere la possibilità di visionare più carte dei vini possibile. Calcolando che gli americani hanno inventato il sistema di servire il vino a calici, Pop sceglie il piatto che vuole nel ristorante che vuole con l'accoppiamento pietanza/vino che più gli piace. 

Prosit.