Passano gli anni e le protagoniste principali, ma c'è una squadra che sembra insensibile alle vicende che la circondano e alla crescita delle rivali: il Porto anche quest'anno è approdato agli ottavi di finale di Champions League, e addirittura con due turni di anticipo, visto che ai lusitani è bastato aspettare il risultato finale di Lokomotiv Mosca-Galatasaray per brindare alla qualificazione senza dover aspettare di battere lo Schalke 04, per un match che di fatto è servito solamente a stabilire chi tra le due squadre meritasse il primo posto nel girone D. Per il terzo anno consecutivo (e soprattutto il sesto nelle ultime dieci) i Dragões sono tra le migliori sedici d'Europa, nonostante il livello della squadra si sia abbassato notevolmente rispetto alle gloriose stagioni del decennio scorso. Non è esagerato considerare il Porto una delle squadre più 'fortunate' d'Europa quando si tratta di superare indenni un sorteggio e beccare sistematicamente le squadre meno ostiche, è anche vero che i lusitani continuano a galleggiare in seconda fascia, potendo vantare un ranking che sembra non abbassarsi mai, stabile alla posizione numero 9. Anche quest'anno i lusitani anche stavolta sono riusciti a percorrere il proprio cammino senza distrazioni, facendo soprattutto leva sul calore dell'Estadio do Dragão, l'impianto che ospiterà le prossime fasi finali di Nations League e dove i ragazzi di Sergio Conceição hanno vinto 7 partite delle ultime 9 nei gironi ad eliminazione diretta. 

Nonostante una rosa più anonima e modesta rispetto a qualche stagione fa, il merito maggiore della squadra portoghese è quello di riuscire, anno dopo anno, ad ovviare alle necessarie partenze dei giocatori migliori e gli avvicendamenti in panchina, senza perdere in competitività: Sergio Conceição per esempio, che nel 2017 ha ereditato la squadra da Nuno Espirito Santo, ha dovuto costruire per l'ennesima volta qualcosa di nuovo. E per ripartire sono stati sacrificati Andre Silva e Ruben Neves, i due migliori giovani prospetti del calcio lusitano ceduti rispettivamente al Milan ed al Wolverhampton per 36 e 25 milioni, sebbene sia il club italiano che quello inglese fossero fuori dalla Champions League. La lista delle cessioni illustri, in casa Porto, è sempre aperta, anche se non esistono più le plusvalenze redditizie di una volta: in estate sono andati via due titolari come Ivan Marcano e Ricardo Pereira e un talento come Diogo Dalot, mentre probabilmente qualcuno sta già facendo le valigie in vista delle prossime finestre di mercato. Il messicano Herrera, ad esempio, andrà in scadenza di contratto e al momento non ha intenzione di rinnovare, quindi l'unico modo per monetizzare sarebbe venderlo a prezzo di saldo.

Visto il basso appeal del campionato portoghese (Benfica, Sporting e Braga al momento possono solamente inseguire) chiedersi da chi è composta la rosa del Porto è assolutamente una domanda lecita: l'uomo copertina al momento è un attaccante maliano ma nato in Francia, acquistato nel 2016 ma che ha iniziato ad ingranare solamente adesso e che risponde al nome di Moussa Marega: ha segnato in quattro gare consecutive di questa Champions League come aveva saputo fare solo Jardel, nel lontano 1999. In porta c'è Iker Casillas, che dopo aver perso inizialmente il posto nel corso dello scorso campionato è tornato a difendere la porta dei Dragões  mettendo a disposizione la propria esperienza: ieri sera ha fatto registrare la presenza numero 172 in Champions. Di presenze ne ha molte meno invece Eder Militao, il giovane difensore brasiliano prelevato in estate dal San Paolo che proprio contro lo Schalke 04 ha segnato la sua prima rete in Europa: noi vi avevamo già parlato di lui quando abbiamo scritto la guida sui giovani da seguire in questa Champions League, ma in realtà se il suo rendimento continuerà ad essere alto la sua esperienza in Portogallo durerà molto poco e potrebbe diventare il prossima a salutare, su richiesta dal presidente Pinto da Costa. E gli altri? C'è l'ex terzino interista Alex Telles che gioca benino; Aboubakar si è rotto il crociato e non si sa quando tornerà; Brahimi, Oliver Torres e Jesus Corona hanno qualità ma sono anche molto discontinui; i giovani ancora troppo acerbi per trovare continuità anche se il serbatoio sembra infinito: un anno fa gli Under 19 sono arrivati fino alla final four di Youth League

FC Porto, una costante in Champions League Cambiano i giocatori ma i lusitani sono sempre in grado di centrare gli ottavi di finale | Image 0

E adesso cosa aspetta il Porto? E soprattutto, dove può arrivare? Intanto il sorteggio di Nyon in cui il Porto eviterà le grandi big europee, un'ottima notizia visto i recenti bilanci con Liverpool (5-0 pochi mesi fa) e Bayern Monaco (6-1 nel 2015) in cui non c'è stata letteralmente partita. Il cerchio allora potrebbe restringersi pericolosamente alle squadre italiane, alcune delle quali possono vantare dei conti in sospeso con i portoghesi: il Napoli fu eliminato dal Porto dall'edizione 2014 di Europa League mentre la Roma vide svanire proprio contro i portoghesi la possibilità di superare i preliminari di Champions League, nel 2016. Al netto dell'avversaria, andare oltre gli ottavi sarebbe una vera impresa, ma in fondo, cosa importa? L'importante è esserci.