Quando tifi Roma hai in qualche modo impiantato in te un germe pericolosissimo, quello del “mainagioia”, forgiato in anni di secondi posti e amare beffe di tutti i tipi. Le cose stanno lentamente cambiando, ma è innegabile che alberga ancora in tutti noi lupacchiotti, un po’ assopito ma pronto a mordere all’improvviso.

Quando l’estate scorsa è stato ufficializzato l’acquisto di Aleksandar Kolarov dal Manchester City, il "mainagioia detector" di tutti i romanisti è impazzito. Alla base, l’ovvio problema: un ex laziale? Sembrava quasi uno scherzo, nonostante fosse già da subito chiaro che si trattava di un ex laziale atipico, uno che ad esempio non nascose l’assoluto disgusto per quella partita persa apposta dalla formazione biancoceleste contro l’Inter, match che negò di fatto una gran parte di scudetto alla Roma. Ma non c’era solo questo evidente contrasto di natura storica, albergava nei cuori di tutti un sottile terrore per una situazione vissuta da vicino appena qualche tempo prima, legata ad nome specifico: Ashley Cole. Nella folle ricerca del terzino sinistro degli ultimi dieci anni (come minimo) della formazione giallorossa, l’acquisto dell’ex Chelsea era sembrato una specie di miracolo, sembrò essere finalmente  risolto l’annoso problema della fascia sinistra. Sappiamo com’è andata a finire, con un Cole conosciuto più per le sue prestazioni nei locali della capitale che per quelle in campo. Il timore che anche Kolarov raggiungesse la città di Romolo e Remo per un dolce fine carriera arricchito dal sole e dalla buona cucina era decisamente lecito. 

 

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Ma Aleksandar ci ha messo una sola partita, e poche ma perfette dichiarazioni, per conquistarsi tutti: in gol alla prima di campionato con una punizione geniale e decisiva. Da lì è scoccato l’amore, rinsaldatosi grazie a prestazioni eccezionali (e decisive) in campionato come in Champions, fino ad arrivare alla totale redenzione dal passato laziale, con il gol e l’esultanza travolgente nell’ultimo derby.

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Molti aspetti nel gioco di Kolarov potrebbero essere definiti signature. Dall’attitudine con cui si approccia ai contrasti, alle velenose punizioni, fino ai cross tagliati di una devastante potenza. Abbiamo scelto un elemento più discreto del suo gioco perché per la natura del gesto tecnico è abbastanza inusuale vederlo costantemente durante ogni partita: il cambio di direzione/dribbling con il tacco. Ora che ve lo abbiamo detto tutti già avrete in mente ciò di cui stiamo parlando: Kolarov che discende così prepotentemente sulla fascia che quando deve affrontare la marcatura del giocatore di turno può solo usare il tacco sinistro o l’interno dello stesso piede per rientrare e (nella maggior parte dei casi) evitare di perdere il pallone e anzi, saltare il diretto avversario e ricavarsi lo spazio per la prossima giocata.

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Coefficiente di difficoltà 8/10

Forse a tanti il gesto non sembrerà niente di pazzesco da emulare eppure ci sono due caratteristiche che invece lo rendono parecchio arduo: Kolarov lo esegue a velocità elevate, del tipo che in molti neanche correndo in campo aperto senza palla riuscirebbero a raggiungere, in quel tipo di progressione palla al piede quasi impossibile da fermare anche per il portatore, soprattutto per uno con la stazza di Aleksandar. Proprio per questo Kolarov non è un giocatore che, almeno in questo scorcio di carriera, fa dell’elasticità e agilità le sue armi migliori. Un dribbling del genere quindi è più il risultato di una vera e propria imposizione al pallone e al proprio fisico, non è armonioso, è violento, e non è difficile immaginare l’amico del calciotto che prova lo stesso sforzo e rimane per terra con caviglia e ginocchia da buttare.

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Estetica 9/10

Anche qui, il gesto è oggettivamente bello, ma visto il corpo massiccio di Kolarov non assume quella sfumatura poetica e ordinata che trasmetterebbe se lo facesse un brevilineo, piuttosto colpisce per la forza con cui viene eseguito. Il carattere di Kolarov è talmente d’acciaio che riesce a piegare il suo corpo nell’eseguire un gesto non fatto per quel corpo, aggiungendo un elemento sorpresa, dal momento che il suo marcatore non si aspetta qualcosa del genere da un carrarmato delle sue dimensioni. Una sfumatura particolare e molto interessante, due voti in più per questo.

 

Cosa ricorda: un camion che derapa

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Osservate la brutalità e l’imponenza unite alla grazie e all’eleganza.

 

Colonna sonora: Panzerballett - Take Five

Già il nome del gruppo tedesco è perfetto. Rielaborano uno dei più classici standard jazz in chiave schiacciasassi. Ascoltare per credere, le chitarre distorte che entrano all’improvviso provocano più o meno lo stesso effetto del dribbling di Kolarov.

 

Possibilità di emulazione: 4/10

Diciamo che in linea di massima non è impossibile da ricreare al calcetto con gli amici. Certo, dovete essere alti un metro e cinquanta e pesare massimo sessanta chili, e farlo a un terzo della velocità a cui lo fa Kolarov. Però forse si può fare, per voi. Per tutti gli altri, non credo sia una buona idea.