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The Cindarella Stories: NCU e GMU

Le NCAA Final Four stanno arrivando, riviviamo alcuni dei momenti più iconici del campionato collegiale

The Cindarella Stories: NCU e GMU  Le NCAA Final Four stanno arrivando, riviviamo alcuni dei momenti più iconici del campionato collegiale

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Questi numeri non hanno niente a che vedere con le misure di una donna o con il numero telefonico di Michelle Pfeiffer ma, sono gli step per i gruppi di squadre divisi in due lati che si affrontano nel tabellone delle March Madness.

Casualmente 5 sono anche le cose belle della vita: Il Basket, Il Cioccolato, Michelle Pfeiffer o Kate Moss, il fadeaway di Michael Jordan e la storia di Cenerentola  prestata al College Basketball con l’invito al grande ballo di fine anno.

Nel passato di questo campionato ci sono diverse "Cinderella Stories”, alcune di queste sono indimenticabili come la vittoria della North Carolina State University di Jim Valvano, soprannominata “The Team Of Destiny”, che durante il primo allenamento della stagione si fece alzare in spalla dai suoi giocatori per fare il “taglio della retina” (rituale che avviene solo dopo la vittoria di un titolo) come obbiettivo dell’anno e sogno da realizzare. Nel 1983, questa determinazione, sconfisse le favorite North Carolina e Virginia, guidate da Michael Jordan e Ralph Sampson. Dopo aver superato la prima fase in un doppio overtime sconfissero la Houston dei "Phi Slama Jama”: Akeem Olajuwon, Clyde Drexler, Michael Young e Larry Micheaux. Dei perfetti sconosciuti che sconfissero all’ultimo secondo 6 futuri giocatori NBA, grazie ad una preghiera lanciata da Dereck Whittenburg raccolta a mezz’aria da Lorenzo Charles per schiacciarla a canestro "And The Dream Come True…"

I sogni, già i sogni… i sogni quando si avverano ti restano dentro ed i frame di questi momenti rivivono dentro di te, come quando lei si addormenta sul tuo petto mentre la stringi e chiudi gli occhi a rilento guardando le sfumature di colore del suo taglio di capelli. Il sogno della George Mason University nella stagione del 2006 è quello che mi è rimasto di più in mente nel NCAA Tournament.

La cosa più affascinante è che l’università non ha niente a che vedere con questo sport, nella sua storia non ha mai prodotto un giocatore NBA nemmeno per sbaglio e anzi, alcuni dei suoi docenti hanno vinto il premio Nobel per l’economia. Ma nel 2006 indossano la scarpetta "the lowly 11-seed” ed il loro partner per il grande ballo è l'headcoach Jim Larrañaga. Affrontano e battono al primo turno gli Spartans di Michigan State trascinati da Tom Izzo, Shannon Brown, futuro campione NBA ai Lakers e Alan Anderson, con la testa di serie numero 6°. I Patriots di Jim avevano qualcosa di speciale, ognuno di loro combaciava a livello emotivo con l’altro, per cui ci si buttava insieme su ogni palla vagante con il sangue agli occhi e quando si penetrava o si difendeva, lo si faceva per davvero. Lamar Butler era il leader spirituale del gruppo ma Tony Skinn era adrenalina pura. Poi c’era Jai Lewis, futuro giocatore di football nella NFL e Will Thomas che nella sua stagione senior riuscì a diventare miglior CAA giocatore e difensore dell’anno. Primo UPSET, come il miglior primo bacio mai avuto dalla vostra lei ideale grazie a Folarin Campbel che chiude con 8 su 8 dal campo. 

Vederli giocare è stato qualcosa di emotivamente irripetibile, il modo di cercasi ha creato una fiducia sul campo indissolubile. Contro  la testa di serie numero 3, ossia i  Tar Heels della NCU, scioccano il mondo dopo aver recuperato da un parziale negativo di 18 a 2, poi asfaltato Wichita State ed affrontano la favorita del torneo con la chiamata numero 1, la U-CONN di Rudy Gay, Denham Brown e  Hilton Armstrong (futuri giocatori NBA). 
A questo punto solo il vento può portare via i sogni sul vestito di quest’università sconosciuta. Durante il ballo la loro musica è così alta che quasi t’innamori di ognuno di loro come quando percepisci ogni sfumatura del suo carattere mentre litighi o fai pace.

Vincono sul suono della sirena dopo una preghiera non accolta dal ferro di D.Brown. Arriva immediatamente il taglio della retina da portare a casa come souvenir storico e l'accesso alle Final Four. Crollano contro i Florida Gators di  Al Horford, Corey Brewer, Hodge, Joakim Noah, Speights e Richard nell'RCA Dome Indianapolis. Ci hanno provato fino all’ultimo, ma gli avversari erano troppo più grossi fisicamente e quattro di loro erano futuri NBA players.
L’immagine più bella dell’anno però è stata vedere i giocatori seduti in panchina tenersi a braccetto uscendo poi in lacrime ma a testa alta con la consapevolezza di aver dato tutto quello che avevano dentro. Nessuno di loro è finito nella NBA, alcuni hanno giocato un po’ in europa altri no ma nessuno dimenticherà mai la corsa al sogno di questi ragazzi.

Un vecchio proverbio yiddish narra:

Sulla porta del successo troverai due scritte, Entrata e Uscita

Ma i sogni sono una breve pazzia, una pazzia di Marzo.