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La "Tinderizzazione" della NBA

Grazie alla app di incontri, le trasferte non sono più movimentate come erano un tempo

La Tinderizzazione della NBA Grazie alla app di incontri, le trasferte non sono più movimentate come erano un tempo

La National Basketball Association è una delle leghe sportive con il più alto numero di statistiche. Stagioni, partite, singole azioni, tutto viene analizzato nel più piccolo dettaglio, per consentire a giocatori, allenatori e assistenti il più alto grado di conoscenza statistica possibile. I numeri che hanno attirato l’attenzione di Tom Haberstroh - giornalista di ESPN.com - sono però molto semplici ed esistono da molto prima le che le stats diventassero così complesse.

 

Parliamo infatti della percentuale di vittorie in casa e in trasferta delle franchigie NBA, dato che ha sempre avuto un certo peso nella lega, non tanto per la “difficoltà” di alcuni campi - come magari potrebbe essere per il calcio in Italia - quanto piuttosto per le centinaia di migliaia di miglia aeree che i giocatori percorrono ogni anno. Negli ultimi anni, la percentuale di vittorie della squadra di casa è infatti scesa con una certa costanza, arrivando in questa stagione a toccare il suo minimo storico, pari al 57,4%. Tanto per dare un metro di paragone, nella stagione 87/88 le squadre in casa vincevano il 67,9% delle volte. Haberstroh si è interrogato sulle motivazioni dietro a questi dati e - dopo aver interrogato giocatori, allenatori e dirigenti - è giunto alla conclusione che non ha niente a che vedere con il calendario, che è sempre fittissimo di impegni, back-to-back e viaggi in trasferta (vedi Rodeo Trip degli Spurs), né con situazioni “di campo”, come magari ambienti caldi nei palazzetti o decisioni arbitrali spiccatamente favorevoli verso le squadre di casa.

Ma allora cosa influisce sulla maggior efficacia delle squadre ospiti? Il giornalista di ESPN riporta le parole di un general manager, che ha parlato della cosiddetta “Tinderization” della NBA, ovvero la tendenza dei giocatori nel sfruttare la famosa app di incontri (Tinder, appunto) per trovare… Compagnia femminile durante le lunghe trasferte della regular season NBA. “Ormai non c’è più la necessità di passare la notte nei locali e nei club”, ha detto l’anonimo GM. Parole che hanno trovato conferma in quanto detto da un ex All-Star NBA: “Oggigiorno, quando si è in trasferta, trovarsi una donna ti concede come minimo due ore di sonno in più rispetto a quanto succedeva quindici anni fa”, ha detto confermando Instagram come app regina del dating tra i giocatori NBA. “Non serve più fare chiacchierate infinite, andare nei club, mangiare qualcosa prima di salire in hotel”.

Inoltre, la consapevolezza e la coscienza dei giocatori NBA come iper-professionisti è aumentata notevolmente. “I giocatori prendono molto più seriamente il loro lavoro”, ha detto l’ex coach di Denver e Sacramento, George Karl. “Alla fine degli anni Settanta bere alcool e assumere stupefacenti era la norma, mentre adesso è diverso”. I giocatori stanno anche più attenti alla forma fisica, all’alimentazione e alle ore di sonno, prendersi cura di sé stessi è diventata la cosa più importante. Non va sottovalutato nemmeno l’impatto che hanno avuto i social media sulla vita notturna dei giocatori NBA. Se qualcuno decidesse di fare bagordi la sera prima di una partita, quasi sicuramente finirebbe su qualche social e ne verrebbe fuori un putiferio. Per i giocatori, quindi, conviene molto di più restarsene in hotel e organizzare un incontro grazie alle numerose app a disposizione. Con buona pace delle squadre che giocano in casa.