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Tributo al Plastic

Senza il Plastic Milano perderebbe la propria identità

Tributo al Plastic
Senza il Plastic Milano perderebbe la propria identità
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Tributo al Plastic Senza il Plastic Milano perderebbe la propria identità

Il club, che turba e anima le notti milanesi da quasi quarant’anni, lo scorso novembre ha perso il suo patron Lucio Nisi.

Nisi era della Puglia e salì a Milano nei primi anni 60. Aveva un negozio di frutta e verdura all’Ortomercato a San Siro, ma insieme a suo fratello e Nicola Guiducci (noto dj milanese) aprì un locale all’inizio degli anni 80, una specie di Studio 54 a due passi dalla Madonnina. Era il 1980, anni d’oro per la musica pop, il voguing e l’inizio delle lotte dei diritti degli omosessuali. Milano, era una città in costante fervore, un giovane Berlusconi prendeva piede a Mediaset, il mito di Heather Parisi incalzava e Lorella Cuccarini formava le giovani menti dei più estroversi. In origine era uno spazio angusto, ricavato da un ex-magazzino che si affacciava su viale Umbria, un vecchissimo stabile di un piano, che avrebbero demolito se non fosse stato per Nisi, ma che abilmente seppe decostruirlo e ricucirlo come una spallina in un blazer a fine anni 70.

Il Plastic presto diventò famoso in tutto il mondo, era un luogo dove bisognava esserci; per i milanesi, per le celebrità e per chi aspirava a diventarlo. Negli anni 80 era il crocevia di star internazionali come Keith Haring, Freddie Mercury, Madonna e Andy Warhol, Bruce Springsteen ed Elton John, Sting, Prince, Boy George e Vincent Gallo, Jean Paul Gaultier, John Galliano e Grace Jones. A Milano, era il 'posto' in cui si doveva essere, non solo in termini di immagine ma anche per la selezione musicale: 'un mix di new wave elettronica e arie di Puccini prima ancora che lo facessero i suoi predecessori come Malcom McLaren'. Era il primo locale realmente gay friendly di Milano. Un laboratorio creativo, popolato da artisti geniali, designer, architetti, musicisti, attori, politici e marchettari. Ebbe la sua consacrazione alla massa con la festa di carnevale del 1981, colma di new wave, punk, blitz kid e aspiranti del successo. I look, le anime e i pensieri si vestivano di Westwood e di Armani al contempo ma riuscivano stranamente a convivere.

A conservare indenne l’identità di quel posto, da sempre, è stata la selezione all’ingresso. Selezione che permise di creare un porto sicuro per emarginati e ghettizzati e dava accesso solo a chi avesse ‘il look, l’attitude, la vibe, la voglia di apparire e di essere lì, e ovviamente agli habituè. Il Plastic era stato il primo in Italia, a importare questo sistema da New York. L’estetica del locale era un mix di vecchi lampadari di cristallo a goccia, divani damascati, video-finestre nelle pareti, luminosi specchi a mosaico e una luce nera nel corridoio d’accesso al locale: capace di evidenziare tracce di cocaina sulle facce e sui vestiti. Estetica che era stata fonte di ispirazione per moltissimi stilisti e creativi, come Moschino, Krizia, Elio Fiorucci, Stefano Gabbana e il fotografo Oliviero Toscani.

Da qualche anno al timone del sabato del Plastic insieme a Tavelli, La Stryxia, Guiducci, la Pinky e Tommaso c’è Andrea Ratti, resident DJ di Club Domani che ogni settimana intrattiene per ore la folla scapestrata con il suo mix disco-house.

Il team di nss magazine ha avuto il piacere di parlare con Andrea per fargli qualche domanda.

Chi c'è oggi a portare avanti il progetto del Plastic?

Il nucleo principale è formato da Nicola Guiducci, Sergio Tavelli, Pinky e Tommaso. Al sabato ci aggiungiamo io, la Stryxia e Roger Bi per dare vita a Club Domani e Al Varietà.

Quando hai iniziato?

La prima volta è stata a settembre 2009, penso per un party della moda. Poi quello stesso anno mi ricordo che un giovedì sera al vecchio (piccolo!) Rocket di via Pezzotti suonavo davanti a pochissime persone e arrivarono Nicola e la Pinky, che già conoscevo ma non mi avevano mai sentito suonare. Ero terrorizzato. Ma qualcosa deve aver funzionato perchè dopo quella sera Nicola mi prese a suonare al suo fianco il sabato nel mitico JukeBox Hero (il privè del Plastic).

Qual è il tuo primo ricordo legato al Plastic?

Il mio primo ricordo è decisamente vago. Penso fosse un venerdì del 2006 0 2007, quindi nel periodo del London Loves. Non mi ricordo molto se non una sala piena di gente che ascoltava e ballava quell’indie rock che a Milano ero convinto di amare solo io. Non me ne sono mai andato.

Come ed in cosa è cambiato? Come lo descriveresti adesso?

Sono cambiati i muri con lo spostamento di sede nel 2012 ma lo spirito è rimasto invariato. Avere le stesse persone (con le idee molto chiare) al timone da quasi 40 anni, persone che non si sono mai sedute neanche per un secondo sulle glorie del passato ma pensano sempre e solo al domani, è la forza intrinseca del locale. Oggi rispetto a qualche anno fa noto che la gente, soprattutto i giovanissimi, ha di nuovo voglia di vestirsi, travestirsi, apparire, esagerare. C’è entusiasmo ed è una cosa stupenda da osservare dalla consolle.

La selezione musicale e il mix di prima? La musica al Plastic oggi?

Quando ho iniziato a frequentarlo io la musica che fosse rock, cantautorato italiano o electroclash era tendenzialmente cantata o da cantare. Nell’ultima decade invece le cose sono volte più verso una linea clubbing più pura, tra disco, house e tech. Sergio ed io con Club Domani abbiamo scommesso su una formula che a Milano mancava, cioè unire una serata con una forte impronta queer a della musica che non fosse Top40, e la cosa ha funzionato. Il bello del Plastic in ogni caso è che il pubblico è ricettivo. Si può suonare di tutto, al momento giusto.

Un ricordo che ti lega indissolubilmente al club?

Te ne racconto due: il primo è una delle prime volte che suonavo con Nicola il sabato, ovviamente paralizzato dal terrore. Nicola rimase con me in consolle e ogni tanto metteva lui un pezzo (assurdo) e mi diceva “vai, mixa questo”. Una bella scuola. Il secondo è di qualche anno fa al Club Domani. Entro nel JukeBox e vedo Lindsay Lohan seduta su un divanetto. L’unica cosa da sapere è che Lindsay Lohan dal vivo è esattamente come ci si aspetta che sia. Ah e un terzo velocissimo! Prima serata in assoluto di Club Domani, gran debutto: si blocca la macchina del fumo mentre suono, parte l’allarme antincendio, musica spenta, luci accese per 10 minuti. Volevo seppellirmi.

La scena drag a Milano prima? E adesso?

Quando frequentavo la House of Bordello di Sergio e Stryxia non esisteva ancora la cultura drag che c’è ora. Non si può più dire ma al tempo si parlava di travestite, non di drag queen. Con Club Domani abbiamo voluto introdurre una nuova generazione di performer che è figlia di questo periodo di entusiasmo nella nightlife di cui ti parlavo prima. Per quanto riguarda Milano in generale è stupendo vedere l’espansione costante e pervasiva della cosa anche al di fuori dei club.

Come vedi il club tra 10-20 anni?

Come ti dicevo al momento vedo molto entusiasmo, c’è voglia di uscire, esibirsi, scoprire sè stessi. Per permettere a tutto questo di continuare bisognerebbe tutelare il clubbing come risorsa per la città anche a livello istituzionale, soprattutto visto il profilo sempre più internazionale di Milano. Già molti club più piccoli sono scomparsi ed è un vero peccato. Posti come l’Atomic o il Sottomarino Giallo erano piccoli laboratori di sottocultura magnifici di una dimensione che ora praticamente non esiste più. Vedo una tendenza sempre più verso club molto grandi e poco altro, ma spero che si riesca ad arginare.

Quali sono le tue aspirazioni future per il club? Cosa vorresti cambiare?

Ovviamente continuare a far crescere Club Domani, sia dentro che fuori le mura del Plastic. Per quanto riguarda il locale in sé, sarebbe bellissimo se riaprisse il PlasMA (Plastic Modern Art), lo spazio espositivo adiacente al club, per dare respiro a tanti artisti che ruotano attorno al Plastic ma che nelle serate non trovano lo spazio per esprimersi. Cambieremo noi, ma l’atmosfera è e sarà sempre la stessa. 

Gli anni passano, ma il Plastic resta e il locale è sedimentato nell’esperienza e nel vivido ricordo della città, rimanendo ancora un chiaro punto di riferimento per Milano.