
"Klara e il Sole" di Taika Waititi è un buco nell’acqua Il film con Jenna Ortega è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma ed è in sala dal 22 ottobre
Klara e il Sole è il libro di Kazuo Ishiguro pubblicato nel 2021, scrittore premio Pulitzer nel 2017 il cui romanzo è stato preso e adattato da Dahvi Waller e Taika Waititi, quest’ultimo anche regista di ritorno al cinema tre anni dopo l’ultimo Chi segna vince nel 2023, nonché alla direzione di ben due pellicole dell’universo della Marvel con protagonista Thor. L’idea nobile di trasporre l’opera dello scrittore giapponese, i cui lavori si sono già affacciati al cinema come con Quel che resta del giorno di James Ivory e Non lasciarmi di Mark Romanek, è più apprezzabile negli intenti che nella riuscita. La storia di una robot creata per essere amica di qualunque adolescente la scelga e che diventerà vicina alla giovane Josie, una ragazzina potenziata e abitante di un futuro dai tratti distopici.
Klara e il Sole, il film di Taika Waititi: trama e il ruolo di Jenna Ortega
Klara, la protagonista-robot interpretata da Jenna Ortega, è un A.A., amica artificiale. E se il film avesse potuto dire tanto dei tempi che viviamo oggi, dell’affidamento che facciamo alle nuove tecnologie e di come sia dei nostri lati umani che dobbiamo preoccuparci, purtroppo si limita a riempirsi di idee e svolte narrative che a fatica conducono fino alla fine. Un universo posticcio dal principio, che peggiora quando già al primo sguardo sembra voler imitare tante opere di fantascienza che hanno fatto dello strambo e del «weirdo» la propria cifra, la quale è appartenuta talvolta a Taika Waititi, stavolta però troppo derivativa e artefatta, una copia senza verve né gusto di ispirazione sci-fi.
Il che si ripercuote subito sulla performance di Jenna Ortega. L’attrice del Mercoledì di Tim Burton tocca diversi picchi di stranezza, dove, se nella serie Netflix sono più definiti e personali pur se molto elementari, in Klara e il Sole la ingabbiano solamente, rendendola più finta di quanto una robot creata per esserti amica già non sia. Un’interpretazione che avrebbe potuto gettare una fonte più luminosa su un’attrice la cui carriera è attualmente legata a ruoli considerati più dark, dalla già citata personaggia della famiglia Adams alla proposta anche cinematografica burtoniana che ha offerto della sua Astrid Deetz in Beetlejuice Beetlejuice, sequel uscito nel 2024 in cui veste i panni della figlia dell’icona Winona Ryder. E che invece segna col film una prova forzata, gravata tanto dalla scrittura delle battute quanto dalla direzione da parte del suo regista.
Un film sull'intelligenza artificiale che dimentica gli esseri umani
Taika Waititi’s ‘KLARA AND THE SUN’ debuts with 20% on Rotten Tomatoes The lowest score of the director’s career. https://t.co/JxPTJQpt32
— The Hollywood Handle (@HollywoodHandle) October 16, 2026
Come una versione giovane e rivisitata de L’uomo bicentenario del ’99 con Robin Williams, Klara e il Sole non demonizza le intelligenze artificiali, bensì le mette in contatto con i nostri bisogni, facendole diventare una sorta di contenitori. Strumenti per dare conforto, strumenti per preservare la memoria, strumenti che però non possono sostituire gli esseri umani, mettendosi laterali e cercando di essere di supporto, iniziando a provare anche loro dei sentimenti e aiutando le persone a processare i loro. Eppure l’opera di Waititi è troppo per ciò che riesce a esprimere. Troppo, e anche confusa. Nello stile, nella scrittura, talvolta all’interno delle scene stesse, come nella sequenza della festa dei ragazzini potenziati che, tra messinscena e tono, segna il punto più basso della pellicola.
La cui unica nota positiva è l’affacciarsi della giovane interprete Mia Tharia, già al lavoro per alcune pellicole più piccole e al primo ruolo rilevante per il grande schermo. Un’interprete la cui centralità sfuma nel corso dell’opera, segnale del non aver trovato adeguatamente il proprio baricentro, la cui stessa performance risente dell’assottigliarsi del proprio personaggio, ma che fa venire voglia di scoprire quali altre parti potrà ricoprire nel futuro. Un film che, per Taika Waititi, vuole raccontare della condizione umana e non dell’intelligenza artificiale, ma che in sostanza non parla né dell’una né dell’altra.









































