"Rocky sono io" non è solo un film su Sylvester Stallone L’opera di Peter Farrelly è passata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma e sarà in sala dal 31 dicembre

Se Rocky era la storia di Sylvester Stallone, Rocky sono io è la storia di come Rocky è la storia di Sylvester Stallone. L’aspetto più interessante del film di Peter Farrelly non è solamente la tenacia con cui il giovane di New York, povero da dover dormire per strada e con un imminente figlio in arrivo, abbia rinunciato a un’offerta che non poteva rifiutare. E badate bene che Il padrino ha un ruolo importante nella narrazione del film sulla realizzazione di Rocky, con il produttore Sandy Maddox che si lascia sfuggire il capolavoro di Francis Ford Coppola dando il via libera alla Paramount che ha stretto tra le mani il più grande mob movie mai esistito. 

Se si guarda Rocky sono io sotto questa luce, ci si accorge di quanto la sceneggiatura di Sly sia stato uno scossone per il settore, che alla metà degli anni Settanta stava cominciando a mostrare alcuni segni di cambiamento con l’uscita dei film della New Hollywood - non a caso, in Rocky sono io il primo titolo che si vede fuori da un cinema della Grande Mela è Il lungo addio di Robert Altman, uscito nel 1973

La clausola decisiva 

Per come la mette la sceneggiatura di Peter Gamble, Rocky sono io mostra quanto fosse complesso per un outsider farsi strada in un panorama fatto di regole e di studios blindati al punto da rendere l’accesso al mestiere quasi impossibile. Dove per farsi approvare un progetto bisognava avere una garanzia - solo facendo carte false, forse, si poteva ottenere qualcosa. Per i produttori di Rocky, Irwin Winkler e Robert Chartoff, ha voluto dire usufruire della clausola del milione di dollari come budget massimo da poter utilizzare per poter decidere liberamente il proprio attore protagonista. In questo caso lo Stallone che nel 1977 venne candidato sia come miglior interprete che miglior sceneggiatore dall’Academy - cosa che al tempo era accaduta solamente due volte nella storia del cinema: a Charlie Chaplin per Il grande dittatore e a Orson Welles per Quarto potere, entrambe categorie in cui Sly non vinse, anche se il suo Rocky vinse l'Oscar per il miglior film. 

Da Stallone a Xavier Dolan

Se quindi Rocky, come ritenuto fin dalla prima lettura del suo regista John G. Avildsen, non è un film sul pugilato ma un’analisi sul personaggio, Rocky sono io non è un film sul backstage del cult con Stallone, bensì su come i modi di produzione del cinema hanno fatto un passo in avanti dopo il rilascio di un’opera su un underdog fatta da un underdog. Una maniera di scardinare le regole in un’industria in cui bisognava muoversi per forza al suo interno, visto che al di fuori non esistevano mezzi di fortuna - quelli che, due decenni dopo, hanno poi permesso a tanti altri talenti di potersi aprire un varco da soli, con l’uso di videocamere o telefoni per girare le proprie storie. La stessa perseveranza di Sylvester Stallone, che per emergere si è scritto un ruolo da solo, l'abbiamo infatti rincontrata in Xavier Dolan, autore di fama mondiale che a vent’anni scrisse J'ai tué ma mère solo per darsi la parte del protagonista. 

La nuova epoca di "film sui film"

Se capita spesso di vedere al cinema backstage e dietro le quinte di titoli che hanno cambiato il panorama culturale, negli ultimi anni l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla spinta propulsiva e sulla tensione verso il cambiamento che animano i film sui film. O sui programmi televisivi, come nel caso di Saturday Night di Jason Reitman, film uscito nel 2024 che racconta la prima, caotica notte dello show, andato in onda in diretta dallo Studio 8H del 30 Rockefeller Plaza di New York.

Un desiderio di trasformazione e rivoluzione che nel 2025 Nouvelle Vague di Richard Linklater ha saputo inquadrare attraverso l’esordio di un sovversivo Jean-Luc Godard, alle prese con il ribaltamento di tutto ciò che fino a quel momento si conosceva del cinema e che, con Fino all’ultimo respiro, sarebbe stato riscritto. Figure che amavano ciò che facevano (o che volevano fare) al punto da combattere fino allo stremo, anche a rischio di andare al tappeto. E che, invece, hanno dovuto soltanto attendere il momento giusto per dimostrare il proprio valore, come pugili in attesa del round decisivo.

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