
Com’è VisionQuest, nuova serie Marvel su Disney+? Paul Bettany veste nuovamente i panni di Visione, anche se non è lo stesso dei film dell’universo cinematografico
Se non sapevate che stava per uscire una nuova serie della Marvel, di preciso VisionQuest ideata da Terry Matalas, è del tutto normale. Il MCU non ha ispirato molta fiducia nell’ultimo periodo. La recente diffidenza nei confronti della casa dei supereroi è sfumata solamente e con una certa convinzione quando in questo 2026 si è trattato di ritornare ad accogliere i giganti del suo passato. Con il ritorno di Avengers: Endgame in sala, infatti, la Marvel ha dominato il botteghino pur a distanza di sette anni dal primo rilascio del titolo, con il passaggio che si unisce e riverbera nell’imminente arrivo a dicembre di Avengers: Doomsday il quale, a circa cento giorni dalla sua uscita, ha racimolato una cifra attorno ai 50 milioni di dollari grazie all’apertura e all’acquisto delle sue prevendite.
@marvelit Il 14 Ottobre lasciati trasportare dalla Visione finale della trilogia che ha fatto la storia. #VisionQuest, una serie Marvel Television, sarà disponibile dal 14 Ottobre su #DisneyPlus audio originale - Marvel Italia
Lo show, composto in totale da otto puntate, è un sequel più o meno diretto della WandaVision che nel 2021 aveva dato il via alla seconda ondata della Marvel per il piccolo schermo. Una nuova era per la serialità della società supereroistica il cui spazio designato era diventato Disney+ e che partì con un’opera che aveva convinto gli appassionati a spostarsi in piattaforma per allargare la conoscenza dei loro amati personaggi. E in cui nel mezzo, come ponte di collegamento, ha visto l’indagine attorno ad un’ulteriore personalità come la protagonista Agatha Harkness ne Agatha All Along che allargava la famiglia composta da Scarlet Witch e Visione con il Billy Maximoff interpretato da Joe Locke, prole che sarà motivo di interesse con il sopraggiungere dei giovani Avengers.
VisionQuest è dunque il terzo titolo che crea una traiettoria che probabilmente finirà con i figli della coppia al cinema. Il che rende da subito chiara la ragione dell’esistenza della serie la quale, come tende a capitare con i titoli da rilascio in streaming, non è stata realizzata principalmente per raccontare storie focalizzate solo su se stesse, bensì che vadano ad allargare il corollario del cosmo di appartenenza e proseguire con il proprio impero fatto di varie e comunicanti dinastie. Il che è interessante in un universo espanso le cui scelte ormai da anni hanno sempre un secondo fine, dimostrando che a volte alcune decisioni narrative sono forzate al punto da, se non snaturare completamente ciò che si è creato finora, quantomeno di modificare delle sfumature dei personaggi con le loro relative storyline.
In questo caso VisionQuest può un po’ cavarsela perché, come il protagonista Visione ci tiene a spiegare almeno una o due volte a puntata, lui non è il vero Visione, ma la versione generata da Wanda Maximoff durante il suo delirio che l’ha portata a creare la città di Westview, lasciando dietro a sé diversi disastri di cui il MCU sta continuando a raccogliere le conseguenze. Ma al contempo la ri-introduzione di Ultron, una delle “coscienze” del protagonista come potremmo definirle, è l’ennesimo esempio di snaturamento di una figura che viene inserita in un frullatore ed esce modificata rispetto a quando la si è conosciuta. Che quindi, anche se è una parte recondita di Visione e non sovrapponibile alla precedente, ha comunque l’aspetto dell’Ultron del 2015 che più di dieci anni dopo diventa personaggio comico per lo show, impersonato dallo stesso James Spader già doppiatore del villain nel mondo cinematografico.
Una deriva a cui sembrano condannati i personaggi destinati a rimanere in circolazione all’interno di macchine produttive come la Marvel, la cui manovra più evidente del fatto che tutto cambi affinché ogni cosa resti uguale, secondo la lezione de Il Gattopardo, è l’aver richiamato Robert Downey Jr. morto nei panni di Iron Man per il ritorno in quelli del Dottor Destino. Così VisionQuest deve fisiologicamente rivedere alcuni spunti del passato-non-passato del protagonista per portare avanti laboriosamente una storia che possa sembrare nuova pur mantenendosi salda a dei personaggi che avevamo lasciato indietro e, ripetiamolo come farebbe il personaggio di Paul Bettany, il Visione della serie è comunque quello creato da Wanda in WandaVision e non lo stesso dei film. Basti pensare ad esempio alla parte sul paradosso della Nave di Teseo che era stata fondamentale in WandaVision, citata nuovamente, ma stavolta con superficialità come spesso accade in questi contesti marveliani dove gli snodi precedenti possono venir modificati o oltrepassati pur di far proseguire il racconto a qualsiasi costo.
Considerato ciò, VisionQuest è una serie compiuta, un po’ didascalica. Carina, ma poco illuminante quando va interrogandosi sui temi dell’identità, della genitorialità e anche delle intelligenze artificiali. Quest’ultime mai state tanto attuali nel mondo di oggi eppure relegate ad un racconto tagliato col misurino per rimanere sui propri binari, diretti verso il futuro del MCU, qualunque esso sia. Con il buon acquisto della new entry Ruaridh Mollica nei panni di Thomas Maximoff, che ci aspettiamo di trovare come membro degli Young Avengers, cosa che scopriremo quando sarà più chiaro il destino stesso del resto della Marvel, i cui dadi potranno essere tratti solamente dopo il giorno del giudizio, leggasi anche come l’uscita al cinema diAvengers: Doomsday.