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The 5 Best Things about Paris Women Fashion Week FW15

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The 5 Best Things about Paris Women Fashion Week FW15 Give me five

Parigi è sempre una buona idea. Lo era per Audrey Hepburn in Sabrina e, molti anni dopo continua ad esserlo. E' una città magica in cui tutto può accadere. Parigi è un portale per la felicità, per l'arte, per la moda. E resta sempre una buona idea. Non vi basta? Questa città può far trasformare dei talenti poco conosciuti in abbaglianti successi.

Ecco la nostra top 5 delle sfilate parigine.

#1.Vetements

Le Depot, noto sex club gay, odora di decadenza. Kanye West e Jared Leto tra il pubblico assistono alla sfilata di ragazzi e ragazze dal look androgino per Vetements.

Il collettivo capitanato da Demna Gvasalia, talento della Georgia a lungo accanto a Martin Margiela, vuole trasformare il pensiero preconfezionato e perfezionista della moda, rivisitando il significato culturale di abbigliamento per renderlo nuovo.

Stagione dopo stagione è questo che il designer cerca: " Mi sento come se ci fosse una nuova energia  qui. Vogliamo spingere - non necessariamente di portare qualcosa di nuovo, ma per dargli una nuova vita. Le cose sono ancora piuttosto polverose, vecchie e conservatrici".

Il risultato è una serie di abiti oversize, esagerati contrapposti ad alti striminziti, levi's rielaborati dalle cuciture imprecise, felpe, trench e giubboti da motociclista.

Un fascino ambiguo che fa inserire Vetements tra i marchi da tenere d'occhio.

#2.Undercover

Basta con la rincorsa ossessiva di giovinezza e bellezza. Jun Takahashi, designer di  Undercover, lo fa gridare da modelli silenziosi con il volto distorto da maschere di plastica.

Queste inquietanti figure si muovono sulla passerella parigina come spettri usciti da un incubo, restituiscono il vero senso del termine bello, quello assoluto, slegato dal concetto di età.

Perchè questa collezione è un piccolo capolavoro costruito su abiti dalla sartorialità impeccabile, ma decomposta, con orli sospesi e volumi oversize. 

Tailleur fluidi convivono con cappotti scultorei, varsity effetto paracadute con giacche di plastica trattata per ricreare un motivo a tartaruga, drappeggi con silhouettes più asciutte e minimaliste. Su alcuni capi spiccano gli stupendi dipinti di MichaÎl Borremans, artista belga famoso per le opere ambigue e malinconiche.

#3. Celine

Moda come ricerca, come mezzo che veicola anche la conoscienza di se stessi. Phoebe Philo in questa collezione indaga il suo lato più drammatico. 

"Trovo che il glamour sia abbastanza complesso da capire, per me. " - racconta la designer - "Quando è sessualizzato e quando non lo è? Quando è davvero vicino a Céline e al lavoro che facciamo?" - e spiega - "Non ci siamo ispirati a nulla di storico nello specifico. E' stato più un concentrarsi sulla trama. Abbiamo fatto dei ricami, li abbiamo lavati e poi spettinati, per cercare di dargli una parvenza più calma. L'idea di sensualità e sessualità e di quale sia la linea sottile che le separa. Quello che cerco di fare è offrire alle donne una scelta".

Il risultato di questa possibilità di decidere è una linea straniante, sofferta in cui quello che disegnato da altri potrebbere essere eccesso nella mani di Philo diventa perfezione chirurgica. I colori si sovrappongono sugli abiti e le gonne come opere di Mondrian, l'animalier diventa tela neutra su cui riflettere la propria estetica.

Anche nel confronto con il glamour eccessivo Celine rimane essenziale.

#4. Loewe

Gli anni '80 non sono mai sembrati tanto chic! Lo grida entusiasta qualcuno tra il pubblico della sfilata di Loewe, assistendo alla New Wave secondo Jonathan Anderson.

La giovane promessa su cui tutto il mondo della moda ha scommesso, sfodera tutto il suo fascino ambiguo e bizzarro, ispirato dall'idea di una donna decisa, indipendente e capace di prendere le proprie decisioni.

Questa figura si traduce in una silhouette ben precisa composta da giubbotti, pantaloni oversize, lunghe tuniche, colori a contrasto, tocchi di lamè, capelli impomatati e occhiali da androide. 

C'è qualcosa di incredibilmente futuristico in questa riedizione degli '80s, un twist cacofonico che seduce.

#5. Y- Project

Glenn Martens, arrivato alla terza collezione, rielabora i codici della linea maschile aggiungendo tocchi femminili. Tra influenze sportive e tagli sartoriali il designer esplora contraddizioni stilistiche, volumi esagerati, forme grafiche, tessuti artificiali e materiali tradizionali.

In questo progetto Martens mischia moda adulta e spirito adolescenziale, mentre velluto, pelle e tweed modellano i pezzi forti della collezione: i bustier, i pantaloni a vita alta, i lunghi cappotti.

Funky, fluido, a tratti chic.

 

 

 

Art Works: Giada Tinelli 

 

 

Photo credit Y- Project: Lea Colombo