
Le PUMA Suede Forever dimostrano che i classici non passano mai di moda Tre nuove colorway e una silhouette che attraversa quasi sessant'anni di storia, l'ultimo capitolo di Never Not Suede torna alle origini

Nel mondo delle sneaker, dove nuove silhouette e tendenze si susseguono a una velocità sempre maggiore, ci sono alcuni modelli che continuano a trovare il proprio posto nei guardaroba senza bisogno di grandi trasformazioni. A volte basta cambiare colore, lavorare sui materiali o recuperare alcuni dettagli originali per dare una prospettiva diversa a una scarpa che tutti conoscono. È il caso delle PUMA Suede Forever, protagoniste dell'ultimo capitolo della campagna Never Not Suede, che torna a esplorare il fascino di una delle silhouette più riconoscibili del brand attraverso tre nuove colorazioni: Midnight Petrol, Kona Brown e Silver Fog.
Questa volta l'attenzione si concentra soprattutto sulla pelle scamosciata spazzolata, sulle sue texture e su una palette che riprende le tonalità più classiche del guardaroba contemporaneo. Il Formstrip impresso a caldo sulla tomaia, il branding dorato e la suola color gomma naturale completano una sneaker che conserva i propri codici originali, lasciando al colore il compito di rinnovarne l'estetica.
Per capire perché la Suede continui a tornare nei guardaroba di generazioni diverse, vale la pena ripercorrere brevemente la sua storia. Prima di diventare il modello che conosciamo oggi, la sneaker ha infatti attraversato epoche e contesti culturali con nomi differenti. Tutto comincia nel 1968, con la PUMA Crack, diventata celebre durante le Olimpiadi di Città del Messico, quando l'atleta Tommie Smith la sollevò sul podio durante la storica protesta contro la discriminazione razziale.
Cinque anni dopo, nel 1973, arrivò la PUMA Clyde, una reinterpretazione della silhouette realizzata per il giocatore NBA Walt Frazier. Fu proprio il legame con il basket a contribuire alla diffusione del modello, che negli anni successivi avrebbe trovato una seconda vita lontano dai campi sportivi. A New York, la sneaker venne adottata dalle prime crew di B-boy e dalla nascente cultura hip-hop, fino a diventare parte dell'uniforme di una generazione. Negli anni Ottanta, il modello arrivò anche nel Regno Unito con il nome PUMA States, un riferimento alla sua popolarità negli Stati Uniti.
Dal basket alla breakdance, passando per lo skateboarding e lo streetwear, la Suede ha così attraversato mondi molto diversi, conservando una forma abbastanza semplice da poter essere reinterpretata ogni volta. Una caratteristica che spiega anche il suo ritorno nel 2026, in un momento in cui le sneaker dalle linee più essenziali continuano a trovare spazio accanto ai modelli dalle proporzioni più elaborate. Con Suede Forever, PUMA conclude un percorso che, attraverso i diversi capitoli di Never Not Suede, ha esplorato il rapporto tra una silhouette storica e le sue interpretazioni contemporanee. Dopo quasi sessant'anni, la Suede continua a trovare nuove declinazioni attraverso dettagli, materiali e colori, senza perdere ciò che l'ha resa riconoscibile.





















































