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Cosa aspettarsi dalla settimana della moda di Milano

Il saluto a Karl, Moncler Genius, Prada, Gucci e l'esordio di Daniel Lee da Bottega Veneta

Cosa aspettarsi dalla settimana della moda di Milano  Il saluto a Karl, Moncler Genius, Prada, Gucci e l'esordio di Daniel Lee da Bottega Veneta

Questa sera con l’evento di United Colors of Benetton che presenta le collezioni donna FW19, disegnate dal co-fondatore di Iceberg Jean-Charles de Castelbajac,  si aprirà la settimana della moda milanese, in programma fino al 25 febbraio. Lecito chiedersi cosa dobbiamo aspettarci da una settimana fitta di show e party, e qualche risposta possiamo darcela guardando il programma. Come una mappa geografica, il calendario può spiegarci molte cose sull’atteggiamento dei brand e le strategie della moda del 2019. È impossibile non notare che, più degli show, a prevalere sono i party, una cartina al tornasole di una precisa strategia commerciale e di pubblicizzazione delle collezioni. Ci spiega come spendere milioni di euro per 10 minuti di show forse sia poco conveniente per tanti brand, meno coinvolgenti dal punto di vista fisico e poco capaci di portare i prodotti in mezzo alla gente.

Gli show più attesi restano quelli delle grandi case di moda italiane, Giorgio Armani, che sfilerà anche con la linea Emporio; Gucci, riportato a Milano da Alessandro Michele dopo la trilogia parigina; Versace, alla seconda sfilata della nuova proprietà americana; Prada e ovviamente Fendi, per l’ultimo vero saluto a Karl Lagerfeld, nella maison in cui collaborava da 55 anni. 
Tra gli show più attesi c’è anche la prima di Daniel Lee alla guida di Bottega Veneta, dopo i 7 anni da Céline infatti, il compito è quello di non far rimpiangere Tomas Maier, per 17 anni direttore artistico del brand di Vicenza.
La giornata di domani si concluderà invece con lo show di Moncler, nell’incredibile spazio restaurato dei Magazzini Raccordati, e nei tunnel sotterranei alla Stazione Centrale, all’interno del quale sfileranno le capsule disegnate da Matthew Williams di ALYX e da Richard Quinn. Due nuovi capitoli del progetto Moncler Genius.

Se vi dovesse capitare tra le mani un calendario della Fashion Week di 10 anni fa, notereste che niente è cambiato, e non ci si può accontentare di credere che sia un’aspetto positivo, crogiolandosi sul fatto che il Made in Italy sia al sicuro. Il Made in Italy è una menzogna che non basta più e non giustifica un ritmo rallentato che differenzia Milano da Parigi, Londra e New York. Gli altri nomi presenti all’evento rischiano di assomigliare a una selezione di nobili decadute, rispolverate solamente durante queste settimane.

Ci si aspetta tanto anche dagli show dei brand emergenti, promossi in gran parte dalla Camera Nazionale della Moda Italiana, la quale dovrà riuscire a dialogare con la città come raramente è accaduto nelle scorse edizioni. La moda di Milano è chiamata a dover essere inclusiva, non un circolo Rotary inaccessibile, a maggior ragione vista la tendenza generale dei brand a una maggior democratizzazione dell’alta moda. Una strategia che ha aiutato perché si è rivolta a un pubblico più ampio e ricettivo, quindi l’isolamento non può essere la scelta di Milano.

L’esempio da seguire, oltre che nelle altre sfilate della moda, soprattutto Parigi, è da cercare molto più vicino di quanto non si immagini, nella Design Week. Il Salone del Mobile è a Milano un compiuto esempio di come si siano riuscite a sfruttare le potenzialità di una città in evidente stato di salute economica e culturale. Gli enti pubblici e privati a Milano funzionano, gli imprenditori e i brand stanno investendo sulla città, ultimo in ordine di tempo Supreme, che ha forse annunciato l’apertura di un nuovo store in città. Le location non mancano, da quella attesissima di Moncler, che sarà aperta al pubblico per la prima volta domenica 24, a Piazza Duomo, Quadrilatero, Piccolo Teatro e Palazzo del Ghiaccio.

Vogliamo vedere una moda viva, che parli con la città, che balli con la città, non solo ai party.