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La stilista che veste le donne: Miuccia Prada

La sua visione e la sua estetica hanno cambiato la concezione di moda, e di donna

La stilista che veste le donne: Miuccia Prada  La sua visione e la sua estetica hanno cambiato la concezione di moda, e di donna

Ieri sera, in occasione dei British Fashion Awards, Miuccia Prada è stata insignita dell’Outstanding Achievement Award, per la sua capacità unica di comprendere lo spirito dei tempi e di unire diverse discipline, tra cui moda, design, arte e architettura, fin dall'inizio della sua carriera, elementi che l’hanno resa una pioniera del settore. Questo è solo l’ultimo di una serie di premi vinti dalla signora Prada, che però testimonia bene come la sua figura e il suo lavoro siano ancora di una potenza e di una rilevanza senza pari. 

Miuccia Prada è una donna ricca di contraddizioni. Laureata in Scienze Politiche all'Università degli Studi di Milano, con una parentesi al Piccolo Teatro come mimo, iscritta al Partito Comunista, femminista, entra nell’azienda di famiglia nel 1977. L’omonimo brand fondato da nonno Mario produceva principalmente accessori e item in pelle ed altri materiali pregiati, e alla morte del fondatore fu la madre di Miuccia a subentrare, finché non arrivò lei, Miu Miu, come la chiamano in famiglia.

Per molte ragazze appassionate di moda questo sarebbe il sogno di una vita, ma Miuccia impiegò anni per scendere a patti con il suo essere una femminista che si occupa di qualcosa così frivolo come abiti e scarpe:

Mi sono sempre sentita in colpa, perché non facevo qualcosa di più importante, di più politico. Ho sempre avuto un’estetica e un’idea di bellezza ben precise e la strada intrapresa mi piaceva troppo per poterci rinunciare. È complicato, perché non mi interessa disegnare una silhouette specifica, soprattutto perché non ne sarei capace.”

Miuccia rimane un’incredibile eccezione nel panorama della moda attuale perché, nonostante mille proclami, dichiarazioni e intenti, movimenti e manifestazioni, sono ancora (troppo) poche le donne a capo di brand di questo livello, donne che vestono altre donne. Anche questo è femminismo. “Non esiste una donna Prada. Direi che sono interessata alle donne in generale.” Oggi Miuccia divide la sua creatività tra le linee Prada uomo e donna, e Miu Miu:

è una sorta di triangolo amoroso. Ma sostanzialmente cerco di rendere gli uomini più sensibili e le donne più forti.” 

Un’altra contraddizione che caratterizza Miuccia Prada è il suo credo politico, le sue posizioni, un tempo comuniste, che apparentemente poco si sposano con l’essere a capo di un'azienda multinazionale, simbolo lampante del capitalismo occidentale. Miuccia, affiancata da Patrizio Bertelli, suo socio e compagno di vita, è riuscita a trasformare la piccola azienda famigliare partita con un negozio in Galleria Vittorio Emanuele, in un brand conosciuto in tutto il mondo e con utili pari a miliardi di euro. Nonostante tutto, Miu Miu si ritiene ancora di sinistra, e inserisce in questa categoria anche la sua moda.

Se le persone pagano dei soldi per i tuoi prodotti significa che stai facendo qualcosa di rilevante per loro. Spero non comprino solo per il logo, ma perché l’oggetto abbia realmente un significato per loro. Vendere significa che quello che stai facendo ha un senso. Sono assolutamente contro l’idea che la moda sia riservata ad un’élite, in un certo senso sarebbe troppo semplice così.”

Ma il fatto che una moda in larga misura concettuale, ragionata, non votata semplicemente al profitto, che però quel profitto lo genera, inserendosi perfettamente nel contesto di una multinazionale che per forza di cose mette al primo posto le questioni più prettamente economiche, è di per sé un fatto dirompente. 

Per molto tempo Miuccia è stata definita ‘la stilista intellettuale’, titolo che lei odia, mentre preferisce di gran lunga l’aggettivo ‘intelligente’, attributo che vorrebbe fosse associato al suo lavoro, anche nel campo dell’arte. Le sue creazioni nascono da idee, da concetti, ciò che conta è la creatività assoluta, che la differenzi in ogni modo da tutti gli altri designer. E se molti vedono le sue creazioni come troppo concettuali e difficili da comprendere, Miuccia la pensa in modo molto diverso. Due giorni prima di uno show è lei a trovare un titolo per la sfilata, un titolo che sia chiaro, inequivocabile, che possa far comprendere ciò che vuole comunicare persino ai non addetti ai lavori, ai semplici appassionati di moda che non hanno nessun background o bagaglio culturale in questo settore. “Se non gridi, non ti ascolta nessuno. Se sei troppo delicato, troppo sottile, la tua voce non viene sentita. Ma non per questo devi rinunciare alla sofisticatezza.” Negli anni Novanta l’estetica di Prada era spesso associata alla parola ‘minimal’, una definizione in cui Miuccia non si è mai ritrovata. “Nascondevo me stessa e le mie idee.” 

Il termine ‘brutto’ è entrato a far parte del dizionario della moda grazie a Prada.

Il brutto è attraente, è eccitante, interessante, forse solo per il fatto che è qualcosa di nuovo. Esplorare il concetto di bruttezza è per me molto più interessante che approfondire l’idea di bellezza. Perché il brutto fa parte degli esseri umani, rivela il lato più nascosto e profondo delle persone.” 

Nasce tutto da me. È la mia anima. È la mia vita. Il mio lavoro e la mia vita sono più o meno la stessa cosa, e non ho mai considerato il lavoro qualcosa di diverso. La mia professione, la mia vita privata, la fondazione, sono tutti un'unica cosa per me.