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La Generazione Z invia una lettera a Virgil Abloh

Come ha fatto il designer a diventare un'icona

La Generazione Z invia una lettera a Virgil Abloh  Come ha fatto il designer a diventare un'icona

Caro Virgil,

"Supreme is my Louis Vuitton".

Dicevi questo due anni fa, durante un'intervista per GQ, mentre dietro le tue spalle Ian Connor, Heron Preston e Luka Sabbat si divertivano e scherzavano con delle sedie da ufficio, ricordi?! Quelle con le ruote.

Prima di scrivere questa lettera ho cercato alcuni spunti in rete. YouTube è stata la mia risposta. Ti ho visto creare, ti ho visto rinnovare, ti ho visto acclamato come una vera icona. "Supreme is my Louis Vuitton" questa quote non è passata inosservata. In una frase hai racchiuso cosa sei, com'è il tuo stile, cos'è la tua arte. La moda che detti, Virgil, è proprio questo. Streetwear ed alta moda vanno di pari passo, spedite in un'era dove c'è solo una parola in comune fra tutti i tipi di moda: strada. Kim Jones, direttore artistico della stessa Louis Vuitton, dice: "La moda va indossata sulla strada". Non ci sono barriere, ostacoli, bivi, non ci sono distinzioni: la moda è nella strada, sta a noi interpretarla.

Virgil Abloh, ti sei reso partecipe di questo trend quando, nel 2013, hai fondato Off-White. Off-White non è solo il mio brand preferito, non è solo un simbolo, Off-White è molto di più: è il concetto stesso di moda, la moda che tu esprimi "virgolettando" le parole-chiavi, dando un significato a quello che costruisci e che ristrutturi, dando valore ad ogni item che possiamo trovare in vendita nei tuoi store di Sydney, Singapore, Tokyo, Toronto, nel tuo "website".

Perché ti scrivo? Perché navigando sul web non ho trovato niente che esaltasse per davvero il tuo lavoro. Penso sia necessaria un'opera di commemorazione per il designer più "rivoluzionario" del 2017. Questo è stato il tuo anno. Questo è stato l'anno in cui mi sono seriamente appassionato allo streetwear, partendo, come tutti, proprio dall'amore per il tuo Louis Vuitton, Supreme. Come ho iniziato ad avvicinarmi allo streetwear? Tramite la musica. La musica è la chiave di tutto, ancora una volta. La musica dei giovani, la musica alla portata di tutti, il Rock n Roll del ventunesimo secolo, l'hip hop. Ed indovina un po'? Anche questa volta Internet ha dato manforte. Sono passato molto rapidamente dall'ascoltare l'hip hop al capirne gli interpreti, a studiarli, osservarli. Siamo schiavi di questa musica profonda e bellissima, ma ancor di più, siamo schiavi dei protagonisti della stessa, i rapper, chi sta su un palco vestendo Balenciaga oppure Stüssy, ostentando gioielli di mille forme o semplicemente avendo un paio di goggles alla Kurt Cobain, emanando sicurezza e tranquillità. Loro sono tutto ciò che noi vorremmo essere, sono l'irraggiungibile, sono quello che emuliamo ogni giorno, seguendo i trend del periodo messi in moto proprio da loro stessi.

Internet, musica, moda. Queste parole ti sono vicine, Virgil, tu che oltre che stilista e architetto sei anche DJ e, involontariamente, influencer, ideatore di trend di nicchia, da quel piccolo popolo cool (ma destinato a crescere) che rappresenti, coloro che sono nello streetwear, sono nella moda, sono nel circus.

Noi ragazzi e ragazze che tutti i giorni condividiamo sui social network i brani di Spotify dei nostri artisti preferiti, rigorosamente audaci "rimatori" o comunque utilizzatori del tanto amato/tanto odiato autotune, tornato alla ribalta magicamente negli ultimi 3-4 anni, partendo dall'America ed arrivando fino all'Italia, dove situi Off-White, a Milano. Siamo soprattutto fan del trap rap, dove oggi più che mai parte la moda. Nel giro di un anno ho scoperto tanti brand dentro al circuito, ma, ad oggi, solo Off-White c/o Virgil Abloh è stato in grado di farmi dire "WOW".

Off-White e la sua complessità. Virgil, fattelo dire: sei un genio nel far sembrare impossibile ciò che è alla portata di tutti. Strappi un pezzo da una scarpa, lo applichi ad un'altra, ci lasci un trademark con un indelebile nero ed osservi soddisfatto: ecco un capolavoro. Così sono nate le dieci gemme della tua collaborazione con Nike. La partnership migliore del 2017 senza se e senza ma. Superiore nella sua semplicità e basicità, amplificata dalle tue doti da illusionista. Prendere un paio di Nike Air Jordan 1 Chicago, cambiare qualche materiale, dare un "tocco di te" alla suola, ai lacci, alla tomaia, alla linguetta, alle "bande" ai lati di essa con le virgolette che rendono speciale un brand, ed ottenere un prodotto senza concorrenza: così si fa la magia.

Prendere una borsa in pelle, scriverci "SCULPTURE" sopra di essa, metterla su di un capitello e fotografarla; prendere dei lunghi stivali in pelle, specificarne l'uso con "FOR WALKING": così si fa la magia. Prendere una cintura di stoffa e cucirci addosso il profumo della fabbrica, la mano del sarto, la mente del genio: così si crea un prodotto di culto, si crea l'oggetto del desiderio di ogni seguace della moda.

 

Questo è Off-White.

Come si diffondeva l'arte nel 1400? Allora c'era il mecenatismo. Come si diffonde l'arte nel 2017? Internet. Abbiamo Facebook, Instagram, Twitter, YouTube, Pinterest e potrei continuare ancora a lungo. Sono tutti mezzi di propaganda di massa cento, mille, diecimila volte più forti del passaparola tra signorie comunali. È con Internet che oggi puoi commercializzare un prodotto, è con Internet che una persona scopre passioni di cui nemmeno conosceva l'esistenza. È tutto silenzioso, nessuno se ne accorge. Gli effetti arrivano poi, quando ad un certo punto sei vicinissimo a spendere 500-600 euro per un paio di scarpe disegnate dal tuo stilista preferito e sei addirittura disposto a fidarti di uno sconosciuto trovato a vendere il prezioso cimelio su un gruppo Facebook a tema. Desiderare a tal punto un pezzo d'arte. Cosa siamo? Schiavi della moda, schiavi del simbolismo, schiavi del personaggio. La musica è la sala degli specchi nei luna park. Sei dentro di essa e ti ci perdi, con gli specchi rappresentati dal Travis Scott, Lil Uzi Vert, Quavo, Kendrick Lamar, A$AP Rocky di turno, tutti pronti ad ipnotizzarti col loro stile. Sei tu a desiderare ciò che loro indossano.

Tutto questo è marcio? Forse.

Tutto questo è nato ora?

No.

La moda c'è da sempre.

L'arte c'è da sempre.

Sono cambiati gli attori, ma il gioco è lo stesso.

Un tempo il mecenate era Lorenzo de Medici, ora si chiama Kanye West.

L'artista ospitato poteva chiamarsi Sandro Botticelli, ora si chiama Virgil Abloh.

Progresso.

Virgil, sei il mio designer preferito, e lo sai perché? Perché sei in grado di concentrare tutti gli ideali stilistici in uno. Che sia streetwear, alta moda, vintage style, tu le hai tutte. Mi piaci perché sei dannatamente bravo a dare indipendenza, freschezza, quel tocco di rivoluzione e quel sapor di giovinezza ad ogni tua creazione, seppur tu venga dal campo dell'architettura, una parola che per qualche motivo mi sa di antico, vecchio, meno che artistico. Sei forte nel prendere spunto da tutto, sei bravo a "salvare il lusso con le t-shirt". Per questo tu sei riuscito a colpirmi più di ogni altro stilista nell'arco di quest'anno, per la tua unicità nel rendere, per l'appunto, unico, un capo d'abbigliamento.

Caro Virgil,

Ti ringrazio di cuore. È anche grazie a te se oggi possiamo gustarci capi d'alta moda abbinati a delle sneaker sulle passerelle delle fashion week, è anche grazie a te se la semplicità, oggi, è vista con occhio diverso ed è anche grazie a te se oggi mi sto avvicinando, a modo mio, alla moda, creando outfit con abiti già esistenti, spesso proprio disegnati da te.

Grazie Virgil Abloh, per me sei tu la moda, quest'oggi.