
In "The Debut" Julianne Moore dà una lezione di recitazione Il film, in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, è in sala dal 1 gennaio 2027
Julianne Moore e Jesse Eisenberg hanno lavorato insieme nel 2022 per Quando avrai finito di salvare il mondo, film d’esordio da regista e sceneggiatore dell’attore. Due anni dopo l’autore torna con A Real Pain, conducendo il collega e co-protagonista Kieran Culkin all’Oscar come migliore attore non protagonista. Per il terzo lungometraggio Eisenberg è tornato a dirigere Moore, scrivendole su pennello la parte. Era stato quel primo film fatto insieme ad essergli rimasto impresso, un momento in cui l’attrice usa in maniera particolare la voce, la stessa che ha guidato la sua penna da sceneggiatore.
The Debut: trama e personaggi del nuovo film di Jesse Eisenberg
Nasce così The Debut, un mix tra il ricordo di quell’istante offerto da Julianne Moore e il passato da theater kid di Jesse Eisenberg, timido e riservato da ragazzino e che, come fa dire ai suoi personaggi, con l’arte ha sentito di diventare da outcast a in-cast. Un’esaltazione del lavoro sul palcoscenico che può essere insieme intima, profonda, introspettiva, trasformativa, terapeutica e rigenerante. Ma che è anche sciocco, superficiale e volutamente giocoso, proprio come sa essere il teatro.
La storia è quella di Mona (Moore), donna di casa ignorata dal marito e i figli, che un giorno decide di fare il provino per la parte della signora Danielle nel musical Vicini Ficcanaso. Una pièce le cui canzoni e i testi vengono scritti sempre dallo stesso Eisenberg, che riconferma un umorismo che trasferisce nel volutamente ingenuo spettacolo e che va mettendo in scena il regista Jerry, un ammirevole Paul Giamatti, il quale spronerà Mona a tirare fuori tutto ciò che sente dentro. E sarà questa la sua fortuna e la sua condanna. L’entrare talmente a fondo nel ruolo cercandone la verità, da perdere di vista Mona. Ma forse il punto è esattamente questo: chi è Mona?
Come Jesse Eisenberg trasforma le emozioni in cinema
Jesse Eisenberg’s hilarious but heartbreaking The Debut is a beautiful piece of filmmaking that perfectly toes the line between high comedy and heart-rending poignancy, elevated stratospherically by Julianne Moore’s generational, sensational performance #lff https://t.co/5O56jK2kyw
— Rhys (@rhysrmann) October 18, 2026
Tutto The Debut si basa sul sentito emotivo della protagonista. Quando Mona si sente invisibile e viene arrogantemente superata nella fila al supermercato, quando è spaventata e la città in cui si ritrova rispecchia un pericoloso e inquieto quartiere dei noir anni Quaranta. Quando sale sul palco, perciò, Mona deve concentrarsi su chi sia davvero Danielle, mettendo da parte se stessa, come in fondo ha sempre fatto. Il rischio, però, è quello di confondere le due identità, fino a renderle sfocate e sovrapposte. Una soggettività che appartiene alla protagonista mentre studia il suo ruolo e che al contempo è il punto di vista con cui Jessie Eisenberg ha scritto e strutturato il film.
Proprio al principio, quando Mona entra in contatto con le sue future colleghe di palcoscenico, la prima cosa che le dicono è che va bene essere nervosi – anzi, bisogna usare quei sentimenti negativi per incanalarli e sfruttarli quando si è in scena. Tutto ciò che fa stare male e stride le budella è carburante per un’arte che trasforma ciò che è avverso in potenziale. Ed è su questa ironica provocazione, punzecchiata ma in contemporanea amata da Eisenberg, che la sceneggiatura di The Debut trova la sua forma. Che viene plasmata non cercando mai il reale, a meno che non si guardi al sentire dei personaggi. Dove tutto può permettersi di essere eccessivo e straniante, di non rispettare l’autenticità nel tono e nella messinscena, a meno che non si tratti di ciò che prova la protagonista.
Julianne Moore e Paul Giamatti sono il cuore di The Debut
Julianne Moore, poi, rende tutto così vero. Se Mona non sa bene chi sia, o se anzi, il saperlo la fa solo soffrire, il pubblico riesce a inquadrare immediatamente la scomodità della donna nel suo corpo e nel mondo, in relazione con gli altri e il cercare un luogo in cui esprimersi tramite la recitazione. Un’arte di cui Moore da prova aprendo a varie gamme la protagonista, permettendosi di mostrare al pubblico le sue infinite capacità. Non che fosse necessario, lei che è una vincitrice del premio Oscar nel 2015 per Still Alice e detentrice dei riconoscimenti cinematografici ricevuti nei maggiori festival mondiali, da Cannes a Berlino a Venezia. La tenerezza della protagonista si mischia al disagio di dire la cosa sbagliata, fare la cosa sbagliata, che diventa la necessità di Mona di essere perfetta sul palco, di trovare coerenza tra testo, realtà e significato. Una performance dalla marea di sfumature che culmina nell’omaggio ad icone come Liza Minelli e Patty LuPone che non potrà mai eguagliare, ma che per Mona sarà bello anche solo guardare da lontano.
E, nonostante sia Moore il cuore pulsante di The Debut, è obbligatorio fare un elogio a Paul Giamatti, gigante intramontabile che, in comunicazione con un ruolo come il professore Paul Hunham di The Holdovers - Lezioni di vita, anche stavolta affianca un personaggio per aiutarlo a uscire da sé stesso. A scavare in fondo per tirare fuori lati inaspettati. Anche ad arrabbiarsi per sconvolgere o spaventare i suoi interlocutori, mentre il pubblico lo osserva estasiato di fronte all’ennesima prova di intensità che è in grado di dare. Due attori al servizio di una storia dove il teatro e la mimesis sono il vascello per contagiare con le proprie emozioni gli spettatori. Ciò che è poi il desiderio di qualunque persona faccia arte, che sia dirigendo un’opera o conquistando il centro della scena per sentirsi finalmente vista.