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Il punto sulle finali di Conference/ Western edition

Do The Right Thing

Il punto sulle finali di Conference/ Western edition Do The Right Thing

Mentre Indiana prova a tenere in piedi la finale ad East, e rimanda (forse di una sola gara) l’approdo di James e compagni alle Finals, ad Ovest la situazione è leggermente diversa. 
Sembra palese che i San Antonio Spurs siano più forti, più completi e compatti dei Thunders di sua Maestà l’MVP. Ma è altrettanto vero che non vincono in Oklahoma da ben 9 partite. Ed un perché ci dovrà pur essere.

La serie è sul 3-2 per i texani, quindi le prossime partite saranno decisive. Andiamo a rivivere la serie attraverso alcuni dei  suoi protagonisti, con l’aiuto dell’illustrazione di Davide Barco.
 Queste sono le 6 cose che dovete sapere sulla finale della Western Conference NBA. 
Ah, un dollaro bucato io lo piazzerei sugli Spurs, poi fate voi. 

Ancora T(im)


"Faccio il tifo per gli Spurs, spero vincano loro. Ma solo perché non voglio più ritrovarmi Duncan in una partita”. Le parole sono di Mark Cuban, eccentrico proprietario dei Dallas Mavericks, ed esprimono meglio di ogni altra cosa Tim Duncan. Duncan è ancora qui, ancora decisivo, ancora il migliore. Ha messo 22 punti e 12 assist la scorsa notte, una roba allucinante. Non si è ancora perdonato l’errore decisivo dello scorso anno, e forse mai lo farà, a meno che… vince il titolo quest’anno e poi si ritira. Cuban, nel caso, ha in fresco lo champagne.

Steel Man Serge

Se sei scappato alla guerra civile in Congo, arrivato in Spagna, e poi da li dritto in NBA, non sarà certo un piccolo infortunio a spaventarti. Il problema è che l’infortunio non sarebbe dovuto essere cosi piccolo. Ci volevano quattro settimane (bugia?) lui ce ne ha messi 10, di giorni però. Chiamare Ibaka uomo d’acciaio è un gioco davvero facile, ma senza di lui OKC adesso sarebbe chissa dove a leccarsi le ferite. “Un miracolo di Dio” ha detto lui, si Serge, domani, diciamo noi.

Me, myself and the MVP



Durant & Westbrook, Westbrook & Durant. Ritornello tanto fastidioso (per gli altri) quanto imprescindibile. Kevin e Rus sono due cuccioloni, si vogliono un gran bene e sono l’unica speranza di OKC di battere l’esercito di Popovich

 

L’esercito di Popovich

I’m not mad”. Oddio coach, non è che lo pensino proprio tutti. Che la tua squadra giochi il migliore basket in circolazione, che le tue interviste siano la cosa più bella del mondo, che sei capace di far scelte vincenti e tutto il resto si, quello si. Ma che tu non sia “mad”, non sono poi cosi convinto. Ti vogliamo un gran bene Popo.

 

The Real Big Three



111 vittore ai Playoffs, 3 titoli e un’intesa che non ha più bisogno di collaudi. Parker, Ginobili e Duncan sono (di diritto) i veri “big three” di ogni epoca NBA. Intervistati dopo gara 2 contro OKC che ha sancito questo traguardo, i tre hanno avuto reazioni diciamo cosi, differenti. Il franco-belga Parker era al settimo cielo, Duncan, che da piccolo faceva il nuotatore nelle isole Vergini, non s’era nemmeno accorto del primato, Ginobili, l’argentino di Bahia Blanca guarda avanti, ma lui si sa, è diverso tra i diversi.

Started from Pordenone now we’re here

Perché mai un americano dovrebbe nascere a Pordenone? C’è una sola spiegazione possibile, ed infatti è quella: il padre di Reggie Jackson faceva il militare nella base di Aviano, e da lì il passaporto italiano. Strana la vita a volte, adesso quel bimbo, che si chiama come un famoso giocatore di baseball, cambia la serie tra Spurs e OKC andando a limitare un franco-belga arrivato in NBA dalla porta di servizio. Draft chi?