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(Quasi) nessuno ha capito la maglia verde dell'Italia

La maggior parte dei tifosi ha stroncato la scelta di utilizzare il verde, invece PUMA ha fatto una scelta coraggiosa

(Quasi) nessuno ha capito la maglia verde dell'Italia La maggior parte dei tifosi ha stroncato la scelta di utilizzare il verde, invece PUMA ha fatto una scelta coraggiosa

Subito dopo avere dato la prima superficiale occhiata alla nuova maglia verde della Nazionale italiana, è stato immediato pensare che l'inedito colore sarebbe stato accettato con difficoltà dagli appassionati più tradizionalisti, ma non che che potessero nascere delle prese di posizione talmente nette e indignate nei confronti del kit che l'Italia indosserà sabato sera a Roma contro la Grecia. A poche ore dal lancio ufficiale della nuova divisa verde 'speranza', e nonostante il motivo di questa scelta cromatica fosse molto chiaro, le polemiche si sono addirittura moltiplicate, uscendo fuori dall'universo sportivo e contribuendo a riempire i palinsesti di tanti programmi tv.

Né il richiamo al passato, ed in particolar modo alle divise verdi che erano soliti indossare i ragazzi delle giovanili e che in una singola occasione furono adoperate anche per la gara amichevole tra Italia-Argentina, anno 1954, né l'ispirazione rinascimentale, quel periodo che ha reso grande l'Italia e che simbolicamente è stato ripreso come auspicio per la nuova e giovane Italia di Mancini, sono riusciti a convincere gli appassionati italiani della bontà della scelta di PUMA. Anzi, la concettualità dell'inedita casacca verde ha invece ricevuto numerosi feedback positivi quasi esclusivamente su giornali e siti specializzati stranieri, rimasti colpiti dalla coraggiosa operazione che il brand tedesco ha organizzato per risollevare le sorti del merchandising azzurro anche al di fuori dei confini nazionali, grazie alla quale si è finalmente tornati a parlare della Nazionale azzurra con ammirazione e curiosità.

Come se non bastasse non aver ottenuto il gradimento generale, quello che in pochi onestamente si aspettavano da una scelta del genere, la nuova casacca è stata immediatamente utilizzata come strumento di spicciola propaganda a difesa della tradizione e dei valori della Repubblica, che la scelta di utilizzare il colore verde al posto dell'azzurro Savoia avrebbe calpestato in maniera imperdonabile. Ne è scaturito un prolungato elenco di opinioni superficiali e affrettate: non è piaciuta al gruppo politico Fratelli d'Italia (la consigliera comunale romana Lavinia Mennuni ha voluto addirittura precipitarsi ad incontrare il presidente della FIGC per rappresentare tutta la sorpresa e lo sconcerto dei tifosi romani, di cui si è fatta portavoce) non è piaciuta alla Lega Nord (sebbene fosse verde!), non è piaciuta neanche a un ex campione del Mondo come Marco Tardelli, all'attuale ct azzurro Roberto Mancini ('sono troppo all'antica' ha dichiarato) e neanche a noti giornalisti conservatori e a personaggi del mondo dello spettacolo. Tra le critiche più ricorrenti lette qua e la, quella che riguarda l'assenza del Tricolore, che sulla maglia è stato modificato con l'accoppiata cromatica blu-oro, ma anche quella, assolutamente infima, secondo cui il verde sarebbe sarebbe stato scelto per rappresentare 'la nuova Italia dell'Islam e degli immigrati'. 

Ma quello che era difficile da immaginare potesse accadere davvero riguarda la sorprendente diffusa convinzione, assolutamente negligente, che la maglia verde sia stata pensata per sostituire la 'sacra' maglia azzurra: i giudizi precipitosi e soprattutto superficiali di fatto sarà la nuova terza maglia, semplicemente presentata in anticipo rispetto alla nuova versione Home che debutterà soltanto a marzo e utilizzata in occasione dell'anniversario (i 65 anni) di quell'amichevole contro l'Argentina che si disputò proprio allo Stadio Olimpico. Insomma, niente paura: non c'è nessuna volontà di stravolgere la storia dello sport più amato d'Italia, né di metterlo in discussione la nostra identità in alcun modo.

Senza entrare nel merito del gusto della nuova maglia, tralasciando i dettagli ispirati al Rinascimento presenti su tutta la superficie e il surplus dato dall''effetto novità', c'è soltanto da riconoscere la volontà dei grandi brand mondiali di volere sempre più spesso introdurre dei significati e dei collegamenti (a volte anche troppo forzatamente) nel concept delle maglie, valorizzandole invece che lasciarle anonimi pezzi di stoffa colorata, o di poliestere. E' un trend che non ha recentemente contraddistinto solamente le squadre di club con continue ispirazioni e richiami a kit del passato, ad eventi storici o ad anniversari da ricordare, ma anche le Nazionali. Ecco perché la scelta di utilizzare il verde non ci stupisce affatto: ma d'altronde, cosa devono aver pensato i tifosi della Seleçao brasiliana che pochi mesi fa, in occasione della Copa America 2019, hanno visto i loro beniamini indossare nuovamente l'Amarelinha, la maglia bianca e azzurra che si era deciso di non utilizzare mai più dopo il Maracanazo del 1950?

La conquista più importante che, indirettamente, la presentazione della 'maglia della discordia' è riuscita a portare a casa schivando un mare di critiche e ironie esagerate (simili a quelle che hanno interessato il lancio della nuova maglia della Juventus senza le classiche strisce verticali), c'è senza dubbio quella di avere 'svegliato' intere categorie di tifosi e appassionati di vario generi, abituati ancora ad immaginare le maglie da gioco come degli oggetti morti, pensati esclusivamente per essere sudati durante una partita di calcio. La realtà è invece ben diversa e PUMA ha fatto bene a scommettere su questa campagna di istruzione di massa relativamente alla maglia non soltanto come strumento contenitore di idee, ma come item da indossare ed esibire lontano dai campi di calcio, che deve per forza rispettare certi canoni di estetica.