Dopo averlo accarezzato per 45 minuti nella trasferta di Ferrara, la Juventus ha rinviato di una sola settimana la conquista aritmetica dello Scudetto, arrivato con cinque giornate di anticipo al seguito del 2-1 rifilato, in rimonta, alla Fiorentina grazie alla rete di Alex Sandro e all'autogol di Pezzella. Un titolo (il 35esimo, anche se i bianconeri continuano a contarne 37) che a Torino i ragazzi di Allegri hanno festeggiato in maniera esageratamente sobria, davanti ad un pubblico decisamente meno euforico rispetto ai trionfi degli anni passati e ancora frastornato per il fallimento europeo. Niente passerelle, niente invasioni di campo, niente celebrazioni forsennate eccezion fatta per un po' di schiuma spruzzata in faccia come si fa a Carnevale: la verità è sin dalla scorsa estate che per la Juventus la conquista del campionato non è mai stata in discussione, avendo dominato in maniera netta ed inequivocabile, pur non essendo l'obiettivo primario da raggiungere in una ipotetica scala dei desideri.

 

Dopo lo sconvolgente arrivo di Cristiano Ronaldo e la capacità di essere riusciti a non sacrificare nessuno sul mercato, trattenendo tutti i pezzi pregiati, prima dell'inizio del campionato per la maggior parte dei tifosi italiani (e non solo) la conquista l'ottavo scudetto consecutivo era considerata un semplice formalità, vista la rosa a disposizione di Allegri. Ma l'allenatore juventino è riuscito ugualmente a compiere l'ennesima impresa aziendale e gestionale, la quinta in altrettante stagioni, prima ancora che puramente tecnica e culturale.

Pochissimi imprevisti, nessun colpo di scena rilevante, nessun testa a testa, nessun brivido: la stagione della Juventus si è conclusa come tutti si aspettavano. Ma per quanto la conquista del titolo poteva sembrare sottintesa ai nastri di partenza, quello dei bianconeri non è stato affatto un percorso tutto in discesa, e lo si è intravisto già a partire dai i primi mesi, quando la Juventus è riuscita sì a mettere in fila 8 vittorie consecutive, ma senza mai mostrarsi come un ingranaggio perfetto, ma anzi, una squadra tanto efficiente quanto compassata e talvolta noiosa. 

Superato lo scoglio dello scontro diretto in casa contro il Napoli, quella che tutti consideravano la vera rivale per la corsa al titolo nonostante l'avvicendamento in panchina tra Sarri e Ancelotti e sconfitta per 3-1 il 29 settembre, ecco arrivare il primo calo fisiologico, giunto in contemporanea dei primi impegni europei superati brillantemente: il pari con il Genoa che più che preoccupare l'ambiente era solamente servito a mettere in allerta tutto l'ambiente su come gestire le partite. Ma in contemporanea al periodo opaco di tutto collettivo, ancora in rodaggio, ecco salire in cattedra Cristiano Ronaldo, il fiore all'occhiello della campagna acquisti estiva: veramente decisivo in occasione delle sfide con Napoli, Manchester United, Empoli e Milan.

Uno Scudetto agrodolce La Juventus ha vinto l'ottavo titolo di fila esattamente come ci immaginavamo all'inizio dell'anno | Image 1

Ma il cammino dei bianconeri ha continuato a non convincere del tutto fino alla fine del 2018, nonostante i risultati positivi e il distacco che aumentava nei confronti delle avversarie: più che lo stucchevole discorso del 'bel gioco' di cui Allegri è stato (e lo è tutt'ora) ritenuto il principale responsabile, durante la stagione il tecnico toscano ha dovuto fare i conti con una rosa molto meno profonda del previsto. L'addio di Marchisio e le condizioni di forma altalenanti di Khedira ed Emre Can a centrocampo sono stati solo parzialmente celati dall'esplosione di Rodrigo Bentancur, il centrocampista su cui Allegri ha dovuto per forza fare affidamento insieme ad altri due interpreti, spremuti come nessun altro: Miralem Pjanic e Blaise Matuidi.

E mentre in difesa la gamma dei difensori da far ruotare si è ridotta sensibilmente a gennaio a causa dell'improvviso saluto di Benatia e del precario rendimento di Barzagli (anni 37), in attacco la situazione è stata addirittura peggiore: Cuadrado ha di fatto chiuso la stagione il 12 dicembre nel corso della gara di Champions League di Berna contro lo Young Boys, mentre per Douglas Costa la stagione vera e propria non è quasi mai iniziata del tutto, per un mix letale di infortuni, ricadute e guai comportamentali. Per continuare con Dybala, il numero 10 argentino che ha drasticamente diminuito il proprio rendimento (22 gol l'anno scorso, 5 quest'anno), ma anche il proprio impiego: anche in questo caso sia a causa di stop forzati sia delle scelte di Allegri che non è mai riuscito a trovare la chiave giusta per utilizzarlo nel 4-3-3 insieme a CR7 e Mandzukic, i due veri inamovibili del reparto d'attacco.

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Anche il 2019 è iniziato con qualche interrogativo di troppo sulle prestazioni della squadra, soprattutto in proiezione europea. Miracolata contro Sampdoria e Lazio, la Juventus a gennaio ha infatti salutato subito la Coppa Italia subendo una dolorosa sconfitta per 3-0 a Bergamo (addio al Triplete), mentre qualche giorno dopo 'regalava' il 3-3 casalingo al Parma sciupando un vantaggio di due reti a pochi minuti dalla fine e peccando, ancora una volta, di distrazione e superficialità. Ma proprio quando la squadra sembrava stesse vivendo il peggiore momento stagionale (il 2-0 subito al Wanda Metropolitano), ecco arrivare prima la vittoria di Napoli a chiudere virtualmente il discorso scudetto (+16), e poi, qualche giorno più tardi, la rimonta sull'Atletico Madrid su cui in pochi lucidamente credevano. Un successo orgoglioso e convincente, una vittoria della 'Juve di marzo' che ha subito portato un'enorme carica di positività e fiducia per il rush finale. Quello che sembrava a tutti gli effetti un turning point stagionale, soprattutto in chiave europea, è stato però subito seguito dalla prima sconfitta stagionale in campionato, a Genova, che ha interrotto così la lunga striscia di imbattibilità. 

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Tra gli artefici del successo finale va obbligatoriamente citato Moise Kean, il diciannovenne attaccante rimasto a Torino a giocarsi le sue chances nella finestra di mercato invernale. Utilizzato sempre più spesso proprio quando Mandzukic ha completamente smarrito la sua incisività in fase realizzativa (0 gol nel 2019), il classe 2000 si è subito dimostrato una sentenza, un'arma indispensabile grazie alle quali la Juventus ha portato a casa le sfide contro Udinese, Empoli, Cagliari e Milan (e quasi succedeva lo stesso contro la SPAL), confermando quanto di buono fatto con la maglia della Nazionale. Questo ragazzo, si sa, ha qualcosa di davvero speciale e lo ha saputo dimostrare.

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L'ultimo tassello è stata proprio la gara contro la Fiorentina, arrivata alla fine di una lunga settimana in cui i bianconeri erano ancora sotto shock per l'eliminazione della Champions League per mano dell'Ajax. L'ottavo scudetto consecutivo, arrivato nel giorno del secondo titolo di fila per la squadra femminile, sui social è diventato subito #W8NDERFUL, #FIL8, #GR8EST e per alcuni anche #THE8FULEIGHT, ma con un'accezione positiva di stima mista ad invidia: nonostante le rivalità puramente sportive, la Juventus è infatti riuscita a mettere d'accordo tutti su chi davvero meriti lo scettro di squadra numero 1 in Italia. Ed è forse proprio questo il traguardo che vale di più.