Il 3 dicembre è ancora molto lontano: in attesa di conoscere il nome del Pallone d'Oro 2018, mai come stavolta assolutamente non scontato, noi di nsssports abbiamo inevitabilmente iniziato a parlare delle 30 nominations e di come andrà a finire la rassegna più importante del mondo. C'è chi scommette che stavolta non andrà né a Messi né a CR7, ponendo fine ad un monopolio lungo un decennio; c'è chi è sicuro che vince un francese, giusto riconoscimento per il Mondiale portato a casa dai Blues. Ma la lista è formata da grandissimi giocatori e ci sarebbe un motivo per premiare ciascuno di loro (beh, anche se forse Oblak e Lloris proprio no...), allora ci siamo decisi a improvvisarci giudici per una volta dando due nomi a testa: uno relativo al nostro Pallone d'oro seguendo il cuore, uno relativo al Pallone d'oro secondo coscienza. Anche se probabilmente, quando si parla di calcio, non sappiamo bene dove abbiamo il cuore e dove la coscienza. 

 

Pallone d'oro del cuore

Eden Hazard - Andrea Tuzio

Si sa, l'amore è irrazionalità. I sentimenti difficilmente puoi spiegarli, metterli in fila e catalogarli. Puoi anche provarci ma rischi di svuotarli, i sentimenti li provi e basta, punto. Come fai a spiegare l'amore? Quel colpo allo stomaco, quella gioia incontrollabile, quella euforia contagiosa? L'unica cosa che puoi fare è lasciarti andare, osservare e amare. Io con Eden Hazard faccio così. Mi siedo, lo ammiro e mi innamoro. È chiaro come la luce del sole che Hazard non vincerà il pallone d'oro quest'anno, il suo Chelsea l'anno scorso è arrivato quinto, ha comunque giocato un mondiale da protagonista con il Belgio trascinandolo al terzo posto con un bottino personale di tre gol e quattro assist. In questa stagione sta giocando il miglior calcio della sua carriera e sta segnando a ripetizione, attualmente è il miglior giocatore al mondo, con buona pace di TUTTI. Si ok sono innamorato ma questo non vuol dire niente, gli occhi, il cuore e la mente dicono sempre la verità, la tua ma pur sempre la verità. Il mio pallone d'oro ROMANTICO 2018 va a Eden Hazard. Ma tanto vince Modric.

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Karim 'The Dream' Benzema - Filippo D'Asaro

Karim è un ragazzo sensibile, con un’autostima non altissima e ultimamente le cose non stanno andando benissimo per lui.
Per esempio, nell’anno in cui non viene convocato in Nazionale (nonostante Giroud non si avvicini neanche lontanamente alla raffinatezza tecnica e tattica di Karim), la Francia vince il Mondiale. 
L’allenatore che lui ha accusato di razzismo nel documentario di Netflix da lui stesso finananziato, diventa un eroe nazionale. Ronaldo lascia il Real Madrid, offrendo il centro dell’attenzione e delle responsabilità a Karim: il Real Madrid al momento non segna da sei ore di gioco.
Ci sono moltissime ragioni per cui Benzema non vincerà mai il pallone d’oro. Io glielo darei per i suoi stop vellutati, per l’intelligenza disarmante di ogni suo movimento e per il sorriso che fa gli esce quando segna, l’unico momento in cui riesce ad abbandonare la sua armatura costruita negli anni e mostrare un po’ della suo animo sensibile.

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N'Golo Kante - Massimiliano Macaluso

Partiamo da un presupposto: quando Kante partecipa ad una competizione, quasi sempre la vince. E' successo con il Leicester, poi col Chelsea, poi con la Francia. In maniera quasi inevitabile, d'altronde, visto il valore delle sue giocate. Il suo lavoro, a differenza dei grandi campioni che la buttano dentro e basta, però è quasi sempre invisibile, anche se a forza di correre su ogni pallone è impossibile non far caso a quanto sia importante in mezzo al campo. Non a caso, i suoi 22 compagni di Nazionale sono pienamente coscienti che se sono riusciti ad alzare la Coppa del Mondo al cielo il merito più grande (più dei gol di Griezmann, più delle giocate di Pogba, più del muro eretto da Varane e Umtiti) va riconosciuto al piccolo centrocampista originario del Mali, che per la sua generosità in Francia ormai è considerato un simbolo, un amuleto, un intoccabile, un vero punto di riferimento.

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Pallone d'oro della coscienza

Antoine Griezmann - Andrea Tuzio

È il momento della supremazia della ragione. Metto da parte i sentimenti e divento analitico. La stagione 2017/2018 ha avuto un padrone, Antoine Griezmann. Due trofei portati a casa, l'Europa League con una doppietta meravigliosa che ha annientato l'Olympique de Marseille in finale e la Coppa del Mondo vinta contro la Croazia di Modric & company 4-2 sbloccata proprio da un rigore calciato con freddezza chirurgica dall'uomo che va pazzo (forse troppo) per Fortnite. Nella Liga il suo Atletico Madrid è arrivato secondo davanti al Real e Antoine ha segnato 19 gol. Nell'eterna battaglia tra cuore e ragione, stavolta, la spunta la ragione che domina i sentimenti e chiarisce i dubbi. Antoine Griezmann è il mio pallone d'oro 2018. Ma tanto vince Modric.

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Luka Modric - Filippo D'Asaro

L’articolo più bello che ho letto nel 2018 lo ha scritto Jorge Valdano sul The Guardian celebrando l’animo e il gioco di Luka Modric. Valdano con la sua prosa leggera e ficcante descrive l’essenzialità del centrocampista croato, la sua capacità di fermare il tempo e governare lo spazio nel calcio vorticoso e confusionario della Coppa del Mondo. 
Ma più della tecnica, dell’infanzia legata alla guerra nei Balcani, dei 65 kg, il motivo per cui Modric merita il Pallone d’oro 2018 è la dedizioni e la passione con cui gioca ogni singolo pallone. Le sue giocate sono frutto di un concentrazione naturale, semplice ma profondissima, lontana dalla spontaneità di Messi e dal lavoro maniacale di Ronaldo, ma forse più bella ed incredibile.

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Mohammed Salah - Massimiliano Macaluso

Ha fallito la conquista della Scarpa d'Oro, ha un po' deluso durante la sua prima partecipazione al Mondiale di Russia, non è riuscito a trascinare il Liverpool alla conquista della Champions League: tutto vero. Ma vogliamo parlare di quello che ha combinato Momo Salah durante la scorsa stagione? Numeri (incredibili) a parte, l'influenza dell'egiziano è stata determinante sia per le sorti del Liverpool che per quelle del suo Paese, l'Egitto appunto, che ha portato ai Mondiali dopo 26 anni (proprio ieri è stato l'anniversario del gol su rigore con cui ha di fatto qualificato i 'faraoni' al 95esimo, ho ancora i brividi al solo pensiero). Salah per larghi tratti di stagione non è stato solamente inarrestabile sul campo, ma soprattutto emotivamente.

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