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L'incredibile 'spy story' dei Philadelphia 76ers

Tutto sull'inchiesta di The Ringer che ha sconvolto la franchigia della Pennsylvania e tutta la NBA

L'incredibile 'spy story' dei Philadelphia 76ers Tutto sull'inchiesta di The Ringer che ha sconvolto la franchigia della Pennsylvania e tutta la NBA
Joel Embiid insieme a Sam Hinkie, allora general manager dei 76ers

È mercoledì, le finali di conference sono appena finite in maniera clamorosa, con una doppia Gara 7 che ha tenuto tutti gli appassionati NBA con il naso incollato alla tv, e tutti si prendono un attimo di respiro, aspettando con tensione malcelata l’inizio delle NBA Finals, ennesimo capitolo della saga Warriors-Cavs. Un paio di giorni normali, un paio di giorni tranquilli. Vi piacerebbe eh?

E invece la lega di basket più famosa al mondo rivela ancora una volta la sua vera natura ‘americana’, incendiando le ore che precedono Gara 1 alla Oracle Arena con uno scandalo social degno di questo nome e che infatti ha immediatamente trovato il suo hashtag di riferimento: #BurnerGate. Gli ingredienti? Una squadra hype, un General Manager con problemi di insicurezza e l’assoluta impossibilità per l’Internet di farsi sfuggire qualcosa.

 

The Curious Case of Bryan Colangelo

È la notte tra martedì 29 e mercoledì 30 maggio quando Ben Detrick, editor di The Ringer - che si auto-definisce “sports and pop culture website and podcast network” - pubblica un’inchiesta dal titolo “The Curious Case of Bryan Colangelo and the Secret Twitter Account”. Il nome da film hollywoodiano non deve sviare da quella che è a tutti gli effetti un’inchiesta vera e propria, arrivata alla sua pubblicazione solamente dopo settimane su settimane di verifiche, controlli, contatti con fonti segrete e dubbi. Ma qual’è il punto focale della questione? Secondo l’inchiesta di The Ringer, Bryan Colangelo, attuale President of Basketball Operations dei Philadelphia 76ers, avrebbe usato cinque profili Twitter ‘falsi’ - i cosiddetti ‘Burner’, da cui il nome della vicenda - per screditare dirigenti e giocatori della franchigia (ma anche di altre), contestare scelte di dirigenti e coaching staff e anche far trapelare notizie che sarebbero dovute rimanere private all’interno dell’organizzazione, tra cui dettagli sulla forma fisica di alcuni giocatori. Oltre che commentare positivamente e difendere le sue stesse scelte. Insomma, una robetta non da poco.

 

Colangelo v Hinkie

La figura di Colangelo è stata fin dall’inizio molto controversa all’interno della franchigia della Pennsylvania, visto che la sua assunzione è avvenuta in seguito all’assunzione del padre Jerry come Presidente Esecutivo dei 76ers, ruolo che ha poi abbandonato dopo l’assunzione di Bryan come General Manager, restando però con il ruolo di ‘special adviser’. Una situazione strana, insomma, resa ancora più controversa dal fatto che Colangelo Jr. sia subentrato a Sam Hinkie, il GM dei 76ers responsabile del famigerato “Process” che avrebbe dovuto riportare la franchigia a lottare per il titolo attraverso l’acquisizione di giovani talentuosi e veterani di spessore. Cosa che sta effettivamente succedendo adesso, ma che al momento non era così palese. Fin dal suo arrivo a Philadelphia, insomma, Bryan Colangelo non ha goduto di particolare stima da parte dell’ambiente, seppur con il merito di aver draftato Ben Simmons.

Joel Embiid insieme a Sam Hinkie, allora general manager dei 76ers
 

 

#BurnerGate

E qui torniamo ai cinque profili falsi ‘smascherati’ - se così dovesse essere confermato - da The Ringer. Il sito ha infatti scoperto come gli account @phila1234567, @AlVic40117560, @Honesta34197118,  @Enoughunkownso1, @s_bonhams fossero tutti collegati da una serie sospetta (clamorosamente sospetta) di tweet, retweet, like, following, commenti e risposte, tutti strettamente correlati all’universo 76ers. Tra le tante verifiche fatte da Ben Detrick c’è stato anche una sorta di bluff: dopo aver fatto il nome di due dei cinque account via mail alla franchigia, è stato verificato come gli altri tre (quelli non citati nella mail) siano stati tutti switchati da pubblici a privati, rendendo quindi impossibile la lettura dei tweet ai non follower. Dopo un’ulteriore indagine, è venuto fuori come la suddetta mail sia stata fatta vedere a una sola persona all’interno della franchigia: Byran Colangelo

 

Detective Internet

E a dare manforte a The Ringer è stato - nemmeno a dirlo - internet. Già all’interno dell’inchiesta, Detrick specifica come alcune somiglianze tra gli account fossero state notate da utenti Twitter, alcuni arrivati al punto di chiedere se non fosse proprio Colangelo a gestirli. Ma i detective del web sono andati oltre, scoprendo come tre dei cinque account fossero gestiti da un numero di telefono comune che finisce con 91. È stato scoperto, inoltre, come il numero della moglie di Colangelo finisca effettivamente con la stessa cifra, rendendo tutta la situazione ancora più intricata. Potreste pensare che sia solo uno dei folli complottismi americani - e potreste anche avere ragione - ma il fatto è che al di là dell’oceano è già stata aperta un’inchiesta e i 76ers stanno effettivamente indagando sulla vicenda.

 

 

Cosa succederà a Colangelo e ai Sixers? 

Come dicevamo, la situazione è quantomai delicata. Al di là di tutte le teorie da terrapiattisti, le notizie trapelate dagli account ‘burner’ su Twitter sono effettivamente inaccessibili da persone non all’interno della franchigia e questo è un problema per Philadelphia, a prescindere dall’esito dell’investigazione. I cinque burner non hanno risparmiato critiche, anche dure, a nessuno: da Joel Embiid all’allenatore Brett Brown, passando per Markelle Fultz, Nerlens Noel, Jahlil Okafor e vari membri di front office e coaching staff di Phila. Addirittura alcune sono stati indirizzate a dirigenti dei Toronto Raptors, tra cui Masai Ujiri, che ha sostituito proprio Colangelo come GM della franchigia canadese. Sappiamo tutti quanto gli americani prendano (giustamente) a cuore questo genere di problemi e quasi tutti all’interno della lega danno per scontata la separazione tra Colangelo e i 76ers. Anche perché Embiid e compagni cercheranno di convincere un importante free agent a firmare per Phila - il grande sogno è LeBron - e tutta la faccenda non fa certo bene all’immagine della squadra. Tutto questo ha comunque avuto almeno un risvolto positivo. Dopo aver letto dei commenti rivolti a lui, Joel Embiid ha risposto con una serie di tweet degni del suo nome. Chi di tweet ferisce…