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From Asia with love #3

La grande muraglia cinese

From Asia with love #3 La grande muraglia cinese

Le nostre festività occidentali (ovviamente non festeggiate qui in Cina) sono alcuni di quei momenti in cui ti senti ancora un pelino più lontana da casa di quanto già non ti facciano sentire quei 9064 chilometri percorsi quando hai deciso di mollare tutto e venire a vivere qui. Niente parenti, niente casatiello o pastiera, e niente uova di cioccolata regalate da nonni e zii come se piovesse.

"Che tristezza" starete pensando. E invece no! Perchè festa o non festa, casatiello o non casatiello, io la Pasqua ho deciso di festeggiarla lo stesso. Ho comprato un biglietto last minute, messo uno zaino in spalla, scarpe comode e sono volata a Pechino, a vedere uno degli spettacoli forse più affascinanti che esistano al mondo: la grande muraglia cinese. 

All'aeroporto di Pechino (In cinese Beijing o capitale del nord), una struttura letteralmente enorme, ad accoglierci c'erano un cielo grigio ed una temperatura ben al di sotto della media di stagione. Abbiamo preso un taxi per andare a posare le valige in albergo e fare un giro veloce della città, in attesa che arrivasse il mattino seguente e potessimo salire, a mo'di esploratori, sulla grande muraglia. Ecco, se dopo un mese e mezzo di lezioni di cinese credevo di aver imparato qualcosina, Pechino mi ha gentilmente dimostrato che non basta la buona volontà e lo studio. Eh si, perchè bisogna anche essere pronti ad "interpretare" i vari modi in cui, da città a città, gli abitanti parlano la loro lingua. Ad esempio un tassista a Pechino non solo non capisce l'inglese, ma addirittura non capisce il cinese di uno Shangainese. Quindi vi lascio solo immaginare come, in nessun modo, avrebbe potuto capire me, povera dilettante con l'accento italiano. 

Ma torniamo a noi. La capitale della Cina è circa due volte più grande di Shanghai e, credetemi, qui l'immensità della città si sente e come! Palazzoni nati per estendersi in larghezza, strade impercorribili a piedi (a meno che non si vogliano dedicare 2 ore per percorrere una sola strada), cantieri, lavori ovunque e la distanza da un quartiere all'altro può arrivare fino a 20-25 chilometri. Sei praticamente un formica, per di più Western, in mezzo a giganti di cemento e vetro.

Credevo di arrivare qui ed essere circondata dall'atmosfera frizzante e coinvolgente di Shanghai, moltiplicata per due. Invece è una città difficile da capire. Sicuramente la presenza del partito politico in carica si avverte molto e la venerazione di Mao Tse-tung è portata alle stelle.

Beijing alterna quartieri ultra moderni, con marchi di moda che hanno comprato "modesti" palazzi di 3-4 piani, a quartieri desolati e sporchi. Avevo letto su Internet che era possibile, una volta in città, visitare gli Hutong. Sono tipici quartieri cinesi in cui, ai tempi dell'imperatore, vivevano le famiglie povere. I commenti di chi li aveva visitati dicevano che avremmo provato la sensazione di vivere nella vecchia Cina in un'atmosfera "Magica". Siamo arrivati nel quartiere e abbiamo affittato un risciò guidato da un Cinese con la faccia molto simpatica ma che forse doveva aver dormito poco la sera prima perchè, con una mano sul volante e l'altra al cellulare, ha rischiato di mettere sotto un pedone al lato della strada e di farci schiantare contro un muro per poi chiederci scusa con un grande sorriso.

Dopo un po’ di timore iniziale misto a divertimento ci siamo avventurati in questi piccoli vicoletti dell'antica Cina e, ad essere totalmente sincera, l'atmosfera magica di cui parlavano i commenti in proposito, io non l'ho avvertita. Le strade e le case erano davvero sporche e se non fosse stato per qualche televisore intravisto dalle porte aperte, i panni stesi alle finestre piccolissime e qualche gruppetto di persone intente a giocare a carte e a bere del tea, si poteva facilmente credere di essere in un quartiere disabitato. Certo le persone che ci abitano sono molto gentili ed ospitali, e vedere come vivevano e come ancora oggi vivono alcune famiglie cinesi era qualcosa che non pensavo di trovare qui. Anche Shanghai offre certamente quartieri popolari che conservano quella che loro chiamano "la vecchia città" ma non avevo ancora visto, come ho avuto modo di vedere a Pechino, le condizioni in cui la popolazione povera e completamente estranea al cambiamento, economico e sociale, vive nella città più grande del mondo. Erano vere e proprie città nella grande città. 

Il mattino seguente, la sveglia è suonata alle 6 e 30. Volevamo arrivare alla muraglia prima dei fiumi di turisti che ogni giorno, e da ogni parte del mondo, si accalcano per vederla. Dopo circa un'ora di macchina, ed il tassista che (come è solito qui in Cina) per tutto il tempo ha guidato come se stesse partecipando ad una gara di formula 1, eccoci arrivati. Una seggiovia ci ha accompagnati fino in cima e una volta su, mi si è fermato il fiato. La muraglia cinese è uno spettacolo che mai avrei creduto di vedere. Una struttura interamente costruita da mano umana per contenere le invasioni nemiche. Lunga 8.851 chilometri, ha la forma di un enorme Dragone pronto a proteggere i confini del suo popolo.

Voluta e ordinata dal primo imperatore della dinastia Qin, il signor Qin Shi Huang, la muraglia non è servita a molto visto con quanta facilità i Mongoli l'hanno superata ma, sicuramente, ha un fascino straordinario. 

Costruita mattone su mattone, la "Wanli changcheng" (grande muraglia in cinese) era esattamente come la immaginavo, giusto un pelino più grande!! Offre una vista sconfinata e non è facile descriverla a parole, ma basta pensare che appartiene alle 7 meraviglie del mondo per capire che è li che si nascondeva tutta la magia che non ero riuscita a trovare camminando per la città.

Non ci sarà stato il casatiello, la famiglia e le uova di cioccolata. La città non mi avrà fatto impazzire e la comunicazione è stata più difficile del previsto, ma la muraglia cinese mi ha riempito gli occhi e la pancia tanto, o forse molto di più di quanto avrebbe potuto fare una pasqua tradizionale.