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Il problema degli italiani col doppiaggio

Nella versione italiana del nuovo Re Leone non sentiremo le voci di Beyoncé e Childish Gambino

Il problema degli italiani col doppiaggio Nella versione italiana del nuovo Re Leone non sentiremo le voci di Beyoncé e Childish Gambino

Dalla notizia dell’arrivo del remake de Il Re Leone è stato un susseguirsi di news e rivelazioni che non hanno fatto altro che aumentare l’attesa per l’uscita del rifacimento del film del 1994, prevista negli States il 19 luglio, e circa un mese dopo in Italia. Il film diretto da Jon Favreau si propone come un’opera colossale, soprattutto grazie al cast che andrà a dare voce alla pellicola: Beyoncé sarà Nala, Donald Glover aka Childish Gambino interpreterà Simba, Seth Rogen vestirà i panni di Pumba, Chiwetel Ejiofor presterà la voce al cattivo Scar, ma anche tutti i personaggi più o meno secondari avranno le voci di figure chiave dell’entertainment americano, da John Oliver a Keegan-Micheal Key. 

L’arrivo del film nelle sale italiane riaccende inevitabilmente il dibattito sul doppiaggio dei film stranieri, a maggior ragione se il livello del cast originale è così alto. È stato infatti appena annunciato che a doppiare i personaggi interpretati da Childish Gambino e Beyoncé saranno Marco Mengoni ed Elisa. La questione in realtà è semplice: non si mette in discussione il talento dei due artisti italiani, semplicemente il film doppiato da loro non sarà all'altezza dell'originale, ed è un gran peccato. Perché dovrei pagare il biglietto del cinema per sentir cantare Elisa quando potenzialmente potrei ascoltare la voce di Beyoncé? 

Al di là di sterili confronti e inutili competizioni, resta il fatto che un film doppiato non potrà mai essere la copia esatta dell’originale: non solo cambiano le voci, ma con esse il tono in cui le parole vengono pronunciate, l’atmosfera e i dialoghi che si formano, si stravolge più o meno consapevolmente un’opera. Ritorna inevitabile oggi più che mai la domanda se abbia ancora senso doppiare i film in italiano. Ed è importante sottolineare quell’ancora: senza alcuni dei doppiatori italiani molti film non sarebbero stati compresi e apprezzati in Italia. Senza la bravura di Oreste Lionello i film di Woody Allen non avrebbero avuto lo stesso successo nel nostro Paese, Adriano Giannini ha reso giustizia alle interpretazioni di Al Pacino, Francesco Pannofino ha accompagnato George Clooney in tutta la sua carriera, Carlo Valli è stato in grado di restituire quasi tutte le sfumature della voce di Robin Williams, e un grande lavoro l’hanno fatto anche Luca Ward (che non mancherà nella nuova versione italiana de Il Re Leone) e Pino Insegno, solo per citarne alcuni. Ma i tempi sono sicuramente cambiati, e con essi le abitudini degli Italiani. 

La polemica sul doppiaggio si era riaperta qualche anno fa con un articolo pubblicato sul la Repubblica che sosteneva come il pubblico italiano è pronto a guardare i film in lingua originale, portando come esempio il successo della proiezione di Django Unchained in lingua originale al cinema Barberini di Roma, che stava incassando più della versione doppiata. Un successo simile ottenuto anche dalle versioni in lingua originale di Her e The Wolf of Wall Street in varie sale italiane. L'articolo aveva ovviamente sollevato un polverone, facendo riscoprire i vecchi schieramenti tra chi si è sempre professato a favore e chi contro il doppiaggio. Il già citato Carlo Valli, ad esempio, sosteneva che non sono i film in lingua originale a riempire le sale, e che quindi gli incassi al botteghino sono sempre e inevitabilmente più importanti dell’integrità di un'opera. 

Come si diceva prima, però, a cambiare non sono stati i doppiatori, ma l’approccio del pubblico italiano verso film e serie in lingua originale. L’arrivo di serie tv di grande qualità e di grande suspense, da vedere quindi immediatamente, spesso e volentieri in streaming, ha “costretto” molti ad adattarsi a dialoghi in inglese pur di vedere subito l’ultima puntata del loro show preferito. Per evitare spoiler e per scoprire subito cos’era successo nella puntata appena uscita di una serie, tantissimi hanno scoperto la versione originale dello stesso, una tendenza nata in parte con Breaking Bad e che ha trovato poi la sua massima espressione in Game of Thrones. L’avvento di Netflix e delle altre piattaforme di streaming non ha fatto altro che ingigantire questa tendenza, e non perché le serie in italiano fossero doppiate male (anche se in molti casi è così), ma perché siamo ormai abituati a guardare le serie in lingua originale, associando ad esempio ad ogni attore la sua vera voce, non quella del doppiatore. È quindi una scelta consapevole decidere di guardare Orange Is The New Black, Stranger Things o The Crown in lingua inglese, per godersi la versione più autentica dello show. 

L’eterno dibattito sul tema ‘i doppiatori italiani sono i più bravi del mondo’ si dimentica spesso di lampanti casi in cui il doppiaggio in italiano non solo ha radicalmente cambiato, ma spesso e volentieri ha rovinato una serie tv. L’esempio più calzante è sicuramente quello de La Tata, in cui è stata praticamente cambiata la storia stessa della protagonista Fran Fine, non più una ragazza ebrea del Queens, ma Francesca Cacace, una ciociara sopra le righe. Un’operazione simile, anche se non così radicale, è stata fatta anche con Willy, Il Principe di Bel-Air, in cui molto spesso le battute sono state completamente cambiate sia per evitare doppi sensi sia per modificare riferimenti a notizie, tradizioni o modi di dire troppo americani, cancellando in parte il carattere della serie più profondamente connesso alla Black Culture. Ma la lista potrebbe continuare oltre, con esempi da Friends, The Big Bang Theory, Griffin, Sherlock e molte altre. 

C’è poi un’ultima questione di cui tenere conto. Quando negli Stati Uniti un film, in particolare se di animazione, è doppiato da un personaggio famoso, in Italia si tenta sempre di replicare la stessa operazione con star, starlette e sportivi, che nel 90% dei casi non sanno neanche cosa significhi recitare. Ricordo ancora una puntata de I Simpson in cui le guest star erano Francesco Totti e Ilary Blasi, interpretazioni da far venire i brividi, e non in senso buono. Grandi eccezioni sono quelle di Fabrizio Frizzi in Toy Story, che aveva regalato un’interpretazione di Woody all’altezza di quella originale di Tom Hanks, e di Max Giusti che in Cattivissimo Me ha dato vita a Gru con un doppiaggio equilibrato e divertente. 

Ritorna quindi protagonista il dibattito sul doppiaggio in italiano, a cui si aggiunge però una domanda importante: se gli italiani sono disposti a fare binge-watching di una serie interamente in inglese, perché non dovrebbero passare due ore della loro vita nella sala di un cinema a guardarsi un film sottotitolato? È ovvio che non potrà essere un cambiamento repentino, quanto piuttosto un lungo processo di evoluzione culturale, ma sarebbe anche ora di vedersi un film nella sua versione originale. A maggior ragione se in quel film cantano Childish Gambino e Beyoncé.