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Sex, Clothes and Court: American Apparel

Sex, Clothes and Court: American Apparel

La storia di una miniera d’oro racchiusa in abiti basici e scatti provocatori, questa è “American Apparel”, una scommessa commerciale di successo, all’attivo dal 1989.
Dov Charney, fondatore e presidente, ha creato una macchina perfetta a sua immagine e somiglianza. Le componenti alla base furono queste: l’amore incondizionato per le t-shirts e la mania del fitting, l’ossessione e la ricerca di una moda basic, semplice, senza fronzoli ed, ovviamente, la passione per la fotografia sincera. Il tutto condito dalla concezione del sesso come la  via comunicativa più vicina alla gente e, soprattutto, ai suoi dipendenti!

Una catena di punti vendita inusuale, che in questi anni ha provocato scandali e vere e proprie battaglie legali. Prima di tutto, le accuse di abusi sessuali, mai provate, a carico di Mr Charney, così come la critica delle modelle utilizzate nei suoi scatti. Le due definizioni che andarono per la maggiore ai primi advertising “American Apparel” furono: “cocaina-chic” e “pre-pubescent”. Le modelle e modelli utilizzati per le campagne sono raramente dei professionisti, il più delle volte sono il prodotto dello street scouting di Dov Charney, a cui vengono riconosciute le doti di fotografo sincero, in quanto riluttante all’idea di utilizzare photoshop per correggere i famosi inestetismi e cerette non molto approfondite…

Le corse in tribunale, non vedono solo presunti scandali sessuali, ma anche l’utilizzo dell’immagine di Woody Allen in una famosa campagna del 2007, che tanto disturbò l’acclamato regista.
Oltre l’inventiva ed il coraggio di utilizzare immagini e messaggi forti lanciati in una società pregna di ipocrisia e paura, American Apparel ha fatto della propria visibilità un mezzo per combattere ingiustizie razziali, ambientali e a sostegno della legalizzazione del matrimonio gay. Ecco comparire le stravendute Tees stampate “Legalize Gay”, “Repeal Prop 8” e “Legalize LA”, vendute dalla compagnia in tutto il mondo.
Non solo semplice Basic, campagne sociali e shocking advertising. Da tre anni a questa parte American Apparel ha anche lanciato una linea vintage, accessori e swimwear, decisamente must see.
La comunicazione come bandiera di una compagnia che fa della diversità il collante fra le persone, attraverso l’offerta di capi così poco identificabili e completamente Made in U.S.A., da apparire indispensabili nel nostro guardaroba.

“American Apparel” in vendita da “Fashion Victim” a Napoli.


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