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New talents: ZE123

New talents: ZE123

Chi sceglie una carriera nell’universo della cretività, per indole tende a scappare, a trovare un habitat fertile, che possa accogliere il suo operato e coltivarlo. Decidendo di andare controcorrente, vi raccontiamo la storia di ZE123, neonato collettivo di designers made in Naples, che tutto vogliono fuorché scappare dalla sfida di introdurre il Design nella propria città, aiutando così la gente ad aprire gli occhi e guardare verso nuove realtà, alle volte, più vicine di quanto si possa pensare!

 

Come nasce il vostro studio di design (il nome)?
A.R.S. Tutto è iniziato un anno fa, nell’estate 2009, in concomitanza con l’evento “design in mostra”, padiglione dedicato al design, durante la fiera della casa, presso la Mostra d’oltremare di Napoli. Per "design in mostra" venne selezionato, dalla nostra Facoltà, quella d'Architettura della Seconda Università di Napoli, un nostro progetto da prototipare ed esporre, durante la settimana di fiera, all’interno della mostra sull’"hybrid design", curata dalla Prof. Carla Langella, di cui, per l’occasione, ci occupammo anche dell’allestimento.
A.B. In quella settimana ricevemmo molto interesse e consenso da parte degli addetti ai lavori. Di li, ancora tutti studenti di Design, decidemmo di trasformare quel gruppo di studi che aveva portato a tanti successi didattici, in un gruppo di lavoro. Il team oggi è composto da 5 giovani progettisti, tutti Campani, formati in Campania, nutriti della stessa passione per il Design, ma con esperienze e interessi eterogenei, che convergono insieme in fase della progettazione per dare vita all' Industrial Design Container
A.S. Il nome ZE123 nasce da un concetto forte quanto banale,quello di trovare un nome che fosse in grado di sottolineare ciò che dalla nascita ci accomuna. Nascita intesa anche come formazione, visto che tutte campane son le radici di questo gruppo; radici che si piantano in un terreno difficile per il Design, ed in primis sfidano proprio la terra che le ospita, per quanto questa sia arida dei contenuti necessari. Di qui verso l’idea di creare un codice, facilmente memorizzabile, ma che proprio come un codice deve essere spiegato per capirne il significato. ZE123=ZeroEight123, zero otto uno|due|tre, acronimo di prefissi telefonici quindi, ma in grado di raccogliere i luoghi da cui questo progetto nasce.

Qual’ è la vostra filosofia del design?
A.B. Essendo un gruppo, abbiamo una filosofia comune che ci ha portato ad intraprende questo percorso insieme,  ognuno ha poi idee proprie, frutto del bagaglio culturale, delle scelte passate, dei gusti; queste, per quanto distanti, portano forza alla filosofia comune.  L'idea comune è quella di riuscire a progettare oggetti che racchiudano delle forti valenze culturali, che riescano ad avere un segno distintivo che li renda facilmente riconoscibili, funzionali, esteticamente gradevoli, industrializzabili, economicamente accessibili.
E.A. In ZE123 trovano casa i concetti base del Disegno Industriale, questi qui vivono espansi, a contatto con una Mediterraneità latente, e che non li rende confondibili con ciò che proviene da altri luoghi e culture. Inoltre, come si accennava prima, ognuno di noi ha delle esperienze e degli interessi differenti, questo fa si, che il gruppo non si limiti a lavorare su una sola famiglia di prodotti ma, che spazi su diverse scale della progettazione. Questo è visibile nelle fase di brain storming, quando attorno ad un tavolo, vengono fuori le nostre individualità, ma che poi confluiscono in un unico concept, un’unica idea a servizio del Collettivo.
F.C. Consideriamo fondamentale la forza che deriva dall'unione. Un concetto non molto praticato in Italia, dove spesso si punta all’individualità, noi l’abbiamo sposato e fatto nostro nel portare avanti questo progetto. Giovani designer che insieme provano ad auto-prodursi, ad emergere partendo da una città difficile come Napoli, in un contesto in cui gli industriali non conoscono neanche bene le nostre professionalità e tendono ad assumere sempre meno. Un sogno sarebbe quello di creare un "luogo". Trovare uno spazio, una ex fabbrica, una corte interna o anche un edificio, da dividere magari con altri gruppi creativi di settori affini come la moda, la grafica, la fotografia. Far nascere insomma un vero e proprio Distretto Creativo a Napoli, un ambiente in cui si intrecciano relazioni ed idee provenienti dai vari ambiti, stimolante ed innovativo, invece del solito studio.

Quali sono le tue fonti di ispirazione?
A.S. In primis, c'è la natura. Cerco sempre di creare i miei progetti prendendo spunto da ciò che mi circonda. Ponendo sempre particolare attenzione verso l'utilizzo dei materiali adatti, in modo da rispettare equilibri e fenomeni per ridurre al minimo le alterazioni indotte dalla produzione. 
F.C. Per me tutto è nato con la nautica, e dalla passione per il mare, che mi han spinto a scegliere questo percorso formativo che mi ha condotto poi alla scoperta del design. Dall'inizio quindi ho osservato molto quello che proveniva dal settore navale, per poi, conoscendo sempre meglio il design nelle sue più ampie sfaccettature, la sua storia, il valore di essere italiano in questo settore, osservare e capire i tanti maestri dagli Italiani Castiglioni, De Lucchi, Mendini, Ponti, Albini, agli stranieri Eames, Sarineen, Aalto…..ma potrei continuare all’infinito. Sono poi un super curioso osservo qualsiasi cosa, mi definirei un pensatore, ma non un sognatore, la maggior parte delle volte le idee mi vengono osservando le cose più disparate.
A.S.R. La biomimetica, per le immense possibilità che questa offre, che può mettere a servizio di tutto, anche dell'uomo. è sorprendente guardare così all'universo, ed è meraviglioso pensare di poter sfruttare la ricerca frutto di percorsi durati millenni, e probabilmente non ancora conclusi.
E.A. L'ispirazione è un legame che mi nutre. Non riesco a fare a meno di trasmettere, in quel che progetto, i miei ricordi, gli amori, i paesaggi, le sensazioni che le esperienze ed i sogni mi han trasmesso. Espressioni più o meno visibili, ma sempre presenti, di un dare ed immaginare per l'utente che si risolve in un rapporto empatico.
A.B. Traggo ispirazione dal sia mondo tangibile quanto dall'etereo universo dei ricordi. Tutto è fonte di ispirazione. Ciò che maggiormente mi ispira sulla Terra è di certo la natura, che cerco di non osservare solo dal punto di vista morfologico, ma senza mirare ad un design organico, cerco di carpirne i segreti. Sono affascinato dalla sua capacità di adattamento, dalla sua reattività ai cambiamenti, dai suoi principi strutturali e funzionali, dal suo modo di utilizzare  ed accostare i colori, dal modo in cui risponde al variare del territorio o del clima, ma soprattutto dalla sua capacità di chiudere perfettamente il ciclo di vita dei suoi “progetti” senza creare alcun tipo di scarto o rifiuto.

Il tuo designer preferito?
F.C. Dei Maestri vi ho già parlato. Dei contemporanei potrei dire Lazzarini&Pickering, ed il giovane Matteo Ragni, adoro poi l’approccio progettuale dei “Droog design”, e trovo continue ispirazioni dalle linee rette di Daniel Libeskind
A.R.S. Su tutti sceglierei Ron Arad, sia per l'innata capacità di sperimentazione dimostrata nell'utilizzo dei materiali, che per la spregiudicatezza linguistica che propone nelle forme dei suoi prodotti
A.S. Il nostro italianissimo Renzo Piano. Anche se i suoi progetti sono in scala molto più grande rispetto alla nostra, mi affascina molto il suo modo di progettare con materiali e forme minime, la ricerca della mimesi, o quantomeno il ridurre al minimo l'impatto visivo delle sue creazioni come tutela dell’ambiente circostante.
E.A. Non ho un designer preferito, trovo riduttivo parlare di nomi e preferisco pensare ai singoli progetti. Ci sono troppe variabili in atto, dal periodo al tema. Credo sia così in tutto, ed è una spinta a dare il massimo. Apprezzo molto quanto con la luce è in grado di trasmettere Ingo Maurer
A.B. Ho difficoltà nello scegliere un designer, e fregiarlo del titolo di "preferito". Mi affascina particolarmente il design di Mathieu Lehanneur, ed osservo con molta ammirazione l’approccio progettuale dello studio Fulgoro e dei Droog design.

Il progetto a cui tieni di più?
A.B. Ora come ora, il progetto che mi rappresenta di più è RE-water, basato sul tema del consumo responsabile delle risorse idriche, tema che ha interessato la fase finale del mio percorso didattico.

Ma il progetto a cui tengo di più non è sempre lo stesso. Intento comune, al momento di un qualsiasi approccio progettuale, e che quello diventi il progetto preferito.
A.R.S. Non riesco a pensare ciò di un singolo progetto. In tutti i lavori fin ora svolti è presente qualcosa che sento particolarmente mio. Forse proprio dicendo questo, riesco a spiegare al meglio, cosa significhi per noi il lavoro collettivo.
A.S. Sicuramente un progetto a cui tengo molto è “Trams”.  Una nuova interpretazione di city-car, pensata su misura per l’utilizzo di tutti i giorni, specie in città, dove ormai lo spazio per muoversi è sempre più un problema. E’ una vettura a tutti gli effetti, con due posti a sedere ed ingombri simili a quella di una Smart, ma elettrica, e minima nella sua componentistica, leggera, ed economica.
F.C. Ho un legame particolare con il progetto ZE123 yacht oggetto della mia tesi di laurea.

E.A. ZE123 bicycle.  Per quello che rappresenta nel mio passato, per gli sviluppi che ha aperto verso altri futuri progetti, per la contemporaneità e quanto oggi rappresenta la bicicletta.

Quali sono i vostri progetti per il futuro, puoi anticiparci qualcosa?
F.C. I progetti sono tanti ma siamo consci delle enormi mura da abattere. Per ognuno di noi è già stato un ottimo punto di partenza riuscire a resistere alla fortissima tentazione di lasciare Napoli per lavorare in un posto dove la nostra professione ha una maggiore valenza ed è maggiormente considerata. Il più grande sogno sarebbe quello di riuscire a fare del buon Design, dell’innovazione, partendo proprio da qui, riuscendo, perché no, a contribuire a far divenire la nostra città un polo riconosciuto non solo per u suoi stereotipi classici. Tralasciando i sogni, e tornando concreti, tra i progetti per il prossimo futuro, c’è sicuramente la ricerca di committenti, che siano privati o aziende che ci permettano così di commercializzare i nostri progetti attuali e futuri. Stiamo inoltre lavorando a due progetti per due concorsi che scadranno nel 2010.
E.A. Nella risposta alla domanda precedente si trova qualche indizio. La nostra forza, per ora almeno, deve essere anche quella di rivolgerci a realtà vicine, quasi artigianali, vi terremo aggiornati.

Nonostante l’Italia sia leader mondiale nel settore del design di Napoli non può dirsi altrettanto, qual è la tua opinione su una città cosi controversa?
F.C. Napoli è la mia città, la città in cui sono nato e cresciuto, la città in cui vivo, in cui mi sono formato, Napoli e la mia città e farò di tutto per restare qui fin quando gli eventi non mi obbligheranno al contrario. La situazione Italiana, nonostante gli epicentri del Design, nonostante Milano vanti il Salone Internazionale più importante del settore, è radicalmente cambiata, il design Italiano è rimasto solo nelle parole, le aziende che hanno fatto la storia del prodotto italiano chiamano sempre più progettisti stranieri a firmare i loro prodotti, e le produzioni sono state tutte spostate all’estero. Ormai è scomparso quasi del tutto il contatto tra aziende e artigianato, la piccola/media industria italiana non si affida più alle nuove leve italiane ma ricerca il talento altrove attuando un processo di unificazione globale del prodotto, così che quella genialità, prima segno distintivo del made in Italy va pian pian svanendo, tanto che oggi, la maggior parte dei prodotti industriali made in Italy, sono uguali a tanti altri provenienti da chissà dove. La situazione napoletana è ancor più complessa, ad oggi in molti non conoscono di cosa si occupi un designer, mi capita spesso di dover spiegare di cosa mi occupo.  Questo rende tutto più difficile, ma rende la sfida più stimolante poiché rispetto ad altre città è ancora tutto sperimentabile. Noi, desiderando di fare del buon design a Napoli, non intendiamo dire che vogliamo operare solo in Campania, e fossilizzarci in un determinato luogo, noi desideriamo “partire” “avere la nostra base operativa” al Sud Italia, ed arrivare ad avere contatti con altre realtà d’Italia e d’Europa. 
A.S. E’ un problema questo che noi giovani designer "del sud" dobbiamo affrontare quotidianamente. Dobbiamo renderci conto che scappare dalle nostre città non serve a molto, e così facendo affonderemo sempre più. Qui c’è ancora una mentalità decisamente chiusa, hanno paura di innovare, di scommettere, sono rare le aziende illuminate. Ogni giorno dobbiamo affrontare imprenditori che solo alla nostra vista arricciano il naso, hanno paura di investire su noi giovani, motivo secondo me principale di un fuggi fuggi generale di ragazzi intraprendenti del mezzogiorno.
E.A. Non ci dispiacerebbe imprimere un solco per un "south italian design", che probabilmente non può avere una lacation migliore di Napoli. Spesso, quando parliamo di cultura,  è anche a questo che ci riferiamo. Design è anche educazione, di esempi ne esistono tanti...

Dove possiamo trovare le vostre creazioni?
A.R.S. Per il momento tutti gli interessati, sia privati che aziende, possono trovare informazioni e contattarci sul nostro sito, che manteniamo in costante aggiornamento. Attualmente siamo in fase di auto-produzione, per cui tutti i prodotti sono pezzi unici, o prototipi commissionabili su richiesta. Noi ci proponiamo come studio di Industrial Design, quindi sia per committenti come aziende, che per privati Le nostre competenze progettuali variano dal product al transportation, all’interior/exterior , al retail fino alla semplice realizzazione di rendering 3d foto realistici.

I lettori di NSS sono sempre alla ricerca di nuove tendenze. Cosa ne pensi della moda (la segui, la sua relazione con il design, il tuo outfit preferito etc)?
E.A. Che differenza c'è davvero tra noi ed uno stilista? Quando si parla di progettare, possono variare gli ambiti... ma si mettono a frutto di ciò tutte le competenze di cui si dispone, i gusti, le frontiere. Del resto specie nel product design il confine con la moda diventa labile come un filo di lana, un confine su cui è molto stimolante lavorare. Da neo-designer quindi, la moda, come si insegna nelle facoltà di economia, forse per ora è meglio non seguirla ma casomai recepire i giusti segnali per approdare un pò più in là. Dire questo è parlare di ricerca, quella che ad oggi mi fa apprezzare, sempre rimanendo coerente al mio gusto, alcuni brand quali Odeur, Henrik Vibskov o, partendo dal prodotto, Mykita,  che proprio sul confine tra moda e design basano le loro creazioni.  ...ottimo rimedio anche contro l'effetto placebo...
F.C. Chi sceglie di fare il nostro mestiere non può non avere un interesse per quelli che sono gli ambiti del vivere e dell’abitare, quindi la moda, la musica, l’architettura, il design…… Non si può pensare di progettare senza avere la giusta consapevolezza delle regole che la moda detta, i colori, i materiali, le tendenze  Il Design deve rispettare dei canoni estetici oltre che funzionali per essere appetibile, e questi canoni li detta la moda che ha il potere di educare al gusto le persone. Apprezzo molto il Concept del vostro blog del fotografare i ragazzi per strada e di mostrare quindi le tendenze della moda fuori dalle passerelle dei grandi stilisti, ed è interessante ad esempio come oggi ci sia una forte spinta verso l’unisex.

Grazie!
Grazie a voi, e complimenti per il blog, è grazie a ragazzi come noi e voi se abbiamo la convinzione che Napoli possa essere una fucina di talenti creativi.


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