“Nell’America più calda, quella della costa occidentale, quella grassa, lenta, assuefatta dai bibitoni ipercalorici, invasa dai cartelli messicani e dalla malavita, James Mcgill si prepara a diventare Saul Goodman”.

Omaha, Nebraska. Bianco e nero. In sottofondo una musica, Address Unknown degli Ink Spots. Un uomo di nome Gene sovrappeso, stempiato, con un folto paio di baffi, stanco, trascorre le sue giornate lavorando da Cinnabon, un fast food di dolci, e, il resto del tempo, lo passa a rimpiangere il proprio passato. Un passato nel quale il suo nome era Saul, il tizio che era meglio chiamare se ti serviva un avvocato, il Saul Goodman di Breaking Bad, l’uomo dall’abbigliamento sgargiante e la parlantina veloce.

Così inizia Better Call Saul spin-off dell’iconica serie con Walter White, prima di iniziare un lungo flashback che ci riporta ad Albuquerque, nel 2002. Perché è in questo periodo che si svolge il nuovo show creato da Vince Gilligan e Peter Gould, gli stessi di BB.  

Il duo di showrunner ci racconta le vicende di un giovane James “Jimmy” McGill (Bob Odenkirk) aka Saul aka Gene, azzeccagarbugli mediocre e sfortunato che lavora nel retrobottega di un salone di manicure vietnamita, oberato da problemi economici e familiari. È la genesi del personaggio che conosciamo.

Ogni puntata è un viaggio che avvicina McGill al suo futuro di legale con pochi scrupoli, specializzato in criminalità organizzata e poco importano i suoi propositi di redenzione. L’idea alla base della serie è raccontare come Goodman sia passato in pochi anni da un avvocato spiantato a essere il legale di personaggi discutibili e spesso legati al crimine organizzato, soprattutto allo spaccio di droga.

Come in Breaking Bad in Better Call Saul c’è sullo sfondo una squallida e assolata Albuquerque immortala da una fotografia satura; c’è un uomo di mezza età in crisi destinato a diventare un criminale; c’è l’incomunicabilità. Ci sono inquadrature simmetriche, perfette, ispirate ai dipinti di Hopper e una sceneggiatura brillante così come riferimenti e citazioni a BB.

"Nessuno si chiama Saul in Better Call Saul e nessuno si chiama Walter o Jessie o Skyler o Hank, eppure la serie funziona”.  

Guardare per credere, appena conclusa la terza stagione, basterà aspettare la quarta.

 

Feel like: Edward Hopper 

A Netflix Anatomy - Better Call Saul  All the inspirations behind Breaking Bad's successful spin-off | Image 4

Vince Gilligan e Peter Gould, showrunners di Better Call Saul, in una lunga intervista per Vulture hanno svelato le influenze che si nascondono dietro la serie. 

Molti i riferimenti cinematografici, da i western di Sergio Leone e John Ford alla French Connection, da The Godfather di Francis Ford Coppola a The Conformist di Bernardo Bertolucci fino al personaggio di Richard Dreyfuss in Close Encounters.

Un’altra grande fonte di ispirazione è rappresentata dall’opera di Edward Hopper, alla quale il duo di sceneggiatori ha attinto soprattutto per le scene di interni, riproducendo le figure solitarie avvolte nei giochi di luci ed ombre del pittore.

 

"Ho una connessione personale con Hopper con quella scuola di pittura" - racconta Peter Gould - "I miei genitori erano entrambi pittori e hanno studiato con un contemporaneo di Hopper, Reginald Marsh. Uno dei dipinti di mio padre è il mio logo alla fine di ogni episodio. La maggior parte dei dipinti di mio padre sono tutti in quel mood, nel quale c’è un senso di solitudine urban, e ci sono molti dipinti che ha fatto con uomini anziani che mangiano da soli". 

 

Dress like: Balenciaga by Demna Gvasalia

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Come vestire il passato di un uomo famoso per essere un dandy che ama indossare abiti sgargianti che attirano l’attenzione? Jennifer Bryan, costumista che ha lavorato a serie di successo come The Vampire Diaries, The Night Shift e la quinta stagione di Breaking Bad, ha trovato una formula vincente: l’abito a doppio petto. 

Così prende una serie di abiti sartoriali made in Italy e li modifica, plasmandoli sulle caratteristiche e sulla personalità dell’uomo, li adatta in modo da riflettere anche i primi anni 2000, periodo nel quale è ambientata la serie. Bryan rende la silhouette più squadrata; cambia la larghezza del bavero; sposta i bottoni della giacca così in alto che lo sceneggiatore di BCS Vince Gilligan li chiama “bottoni capezzolo”; cambia anche la pendenza della spalla in modo che la giacca calzi un po’ grande, ma non troppo; sposta le tasche sul lato sbagliato; prende dei mocassini “finto-Gucci” e stacca il morsetto per poi riattaccarlo con del nastro.

Tutto deve rispecchiare la condizione disagiata e il pragmatismo spicciolo di McGill, i suoi mezzi modesti e i metodi poco ortodossi. 

Un altro aspetto sul quale la costume designer ha lavorato attentamente è la scelta dei colori. Se in Breaking Bad il verde era un segnale di cattivo presagio, nel suo spin-off le cromie sono simbolo delle categorie di appartenenza dei personaggi. Così persone buone, che si comportano seguendo la legge, hanno una palette composta da tinte militari, grigi, verdi e diverse sfumature di blu; mentre coloro che si trovano sul lato dell’illegalità prediligono rosso, arancione e i colori del deserto del New Mexico.

E Jimmy?
Lui, in bilico tra entrambi i lati della legge, veste in marrone, ma, man mano, che la storia procede, pur sognando un look impeccabile come quello di Howard Hamlin, introduce dettagli stonati, sgargianti, cravatte con fantasie esagerate e camicie dai colori accesi. Un outfit che ricorda il concetto di “Ugly Beauty” amato da Demna Gvasalia ed espresso bene dai completi presentati nelle sue collezione per Balenciaga.

 

Think like: Non avevo capito niente by Diego De Silva or Better Call Saul: The World According to Saul Goodman - Attorney at Law by David Stubbs 

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Non Albuquerque, ma Napoli.
Non il cartello messicano, ma la camorra.

Non avevo capito niente di Diego De Silva racconta la storia di Vincenzo, un mediocre avvocato, divorziato, sfortunato, e malinconico a cui viene sconvolta la vita da un nuovo amore e dal lavoro come difensore di un camorrista. 

Non è Gene, non è Saul né Jimmy, ma è una buona lettura per chi ama i personaggi perdenti sin dall’inizio.  Se proprio non volete altro che il mondo di BCS, allora il libro che fa per voi è Better Call Saul: The World According to Saul Goodman - Attorney at Law di David Stubbs, guida ufficiale al mondo del famoso avvocato pieno di foto, pubblicità e aneddoti.

 

Sound like: Little Barrie

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Mentre James McGill compie il percorso che lo trasformerà in Saul Goodman capita di ascoltare Se bruciasse la città di Massimo Ranieri, Crapa Pelada del Quartetto Cetra, Boulevard of Broken Dreams di Juan Garcia Esquivel, così come Smoke on the Water dei Deep Purple. 

Una soundtrack eterogenea che, insieme a brani originali composti da Dave Porter, sottolinea la macchina narrativa creata da Vince Gilligan e Peter Gould. Una menzione speciale per la sigla con le chitarre distorte per l’occasione dal trio londinese Little Barrie.

 

Taste like: cinnamon rolls by Cinnabon

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Love like: Bob Odenkirk aka Gene aka Jimmy aka Saul 

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Fotografia, sceneggiatura, persino i completi brutti, ma belli.

In Better Call Saul sono molte le cose che funzionano, soprattutto il personaggio di Jimmy Mcgill e la sua ricerca di riscatto e redenzione destinata a fallire. E gran parte è merito dell’ottima interpretazione di Bob Odenkirk.