Piper Chapman, una donna del Connecticut, viene condannata a scontare 15 mesi nella prigione federale di Litchfield per aver trasportato una valigia piena di soldi per conto di Alex Vause, una trafficante di droga internazionale un tempo sua amante: è l'inizio di Orange is the new black.

Arrivata in prigione si scontra con un mondo parallelo, popolato da guardie carcerarie e detenute. Dentro le mura carcerarie è rinchiuso uno spaccato antropologico variegato: la fondamentalista religiosa, la transgender tormentata, la WASP, la gang latina, la ghetto queen di colore, la supervillain, la moglie, la figlia, la compagna, l’amante, la lesbica, la suora.

Nelle mani dell’autrice Jenji Kohan, nota soprattutto per essere l'autrice della serie televisiva Weeds e per aver collaborato anche ad altre importanti serie come Sex and the City, Gilmore Girls o Will & Grace, queste figure stereotipate diventano donne vere, una rappresentazione disincantata dell’universo femminile.

Così Orange is the new black, serie tv cult di Netflix, non è solo la storia di Piper (Taylor Schilling), ma anche quella di Galina "Red" Reznikov (Kate Mulgrew), addetta alla cucina con un passato legato alla mafia russa; di Suzanne "Occhi Pazzi" Warren (Uzo Aduba); della ninfomane Nicky Nichols (Natasha Lyonne), ex tossicodipendente e braccio destro di Red; di Tiffany Pennsatucky Doggett (Taryn Manning) che ha sparato a un dipendente di una clinica specializzata per averla derisa per i suoi 5 aborti; Dayanara "Daya" Diaz (Dascha Polanco), che ha una relazione con la guardia carceraria John Bennett (Matt McGorry); di Poussey Washington (Samira Wiley); della pericolosa Yvonne "Vee" Parker (Lorraine Toussaint); di Tasha "Taystee" Jefferson (Danielle Brooks) e di molte altre.

Ognuna si trova a Litchfield per un motivo diverso e lì deve adattarsi ad una nuova situazione. Ognuna è costretta ad indagare sull’auto-distruzione e sulla brutalità che si annida nel suo animo, un’oscurità amplificata dalla prigione. Orange is the new black, arrivata ormai alla quinta stagione, è una serie corale, fatta di diverse voci, in continuo bilico tra la vita di prima e quella dietro alle sbarre, un limbo tra bellezza e sudiciume, ironia e dramma, comicità e crudeltà, senso di inadeguatezza e desiderio di cambiamento, brutalità e bisogno d’amore.

Per capire e innamorarvene dovete solo vederla.

 

Feel like: Florence Henri

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Moltiplicazione dei punti di vista, frammentazione di immagini, giochi di ombre che incantano lo spettatore e allo stesso tempo lo destabilizzano provocandogli quasi una sensazione di smarrimento per la percezione ambigua. No, non stiamo parlando di Orange is the new black, ma del lavoro di Florence Henri così come in molti lo hanno descritto.

Pianista, pittrice e fotografa, nasce nel 1893 a New York, ma cresce in Europa, tra Italia, Francia e Germania. Durante la sua vita dialoga con i movimenti e gli artisti più influenti del secolo, dal Dadaismo al Costruttivismo, dal Surrealismo al Futurismo, da Klee a Kandinskij, da Lèger a Mondrian fino ad Arp e ai coniugi Delaunay.

Inizia la sua carriera creativa come pianista per poi dedicarsi alla pittura astratta, ai collage e, a partire dal suo soggiorno berlinese durante gli anni della prima guerra mondiale, a sperimentare con la fotografia. Presto Florence affina un suo stile: riprende i soggetti sotto alla maniera cubista angolazioni diverse, scomponendo e ricomponendo la realtà utilizzando gli specchi, adopera spesso il fotomontaggio.

Insomma applica la tecnica pittorica alla fotografia, una tecnica raffinata e complessa che la colloca tra gli artisti più interessanti della sua epoca, peccato che sia stata dimenticata a lungo. Le sue figure umane, i paesaggi, le nature morte, gli oggetti, le forme astratte personalità, la sua personalità eclettica e la frangetta alla garçonne sono caduti nell’oblio. Immeritatamente.

Fino a quando qualcuno li ha riscoperti.

Dress like: Vetements

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Per la maggior parte del tempo i personaggi di Orange is the new black indossano delle divise, quindi come creare identità diverse se tutti sono vestiti con gli stessi abiti?

Per Jenn Rogien, costumista della serie Netflix, ma anche di quella HBO Girls, il segreto è nelle sfumature, nei piccoli dettagli: 

"In alcuni casi abbiamo seguito le norme e le regolamentazioni all’interno della prigione, senza alterare le divise, che sono vere uniformi prese da fornitori di prigioni. In altri casi abbiamo piegato e arrotolato i polsini. A volte ci sono stati alcuni cambiamenti effettivi all’uniforme che i personaggi avrebbero potuto eseguire da soli". 

Così, per esempio, sono nate le flipflop fatte con maxi assorbenti, così un rossetto, un tipo di pettinatura, i pantaloni portati negli stivali o i calzini diventano il codice per delineare un carattere, l’appartenenza ad un gruppo, perfino i sentimenti di una persona.

Ad aumentare le possibilità di personalizzare il proprio look le inmates hanno a disposizione felpe e pantaloni della tuta grigi, giacche marroni e tutto quello che riescono a rimediare di contrabbando. Per vedere la parvenza di un vero guardaroba bisogna aspettare il momento dei flashback, nei quali possiamo sbirciare la vita di Piper & co. prima dell’arresto. Sono queste le parti che hanno lasciato Rogien più libera di giocare con gli abiti, ma il suo non è stato solo un lavoro creativo, dietro ogni look c’è una grande ricerca tra cataloghi d’epoca e negozi abbigliamento vintage.

Una curiosità? L’uniforme arancione rappresenta le neofite, quando passano attraverso l’orientamento viene loro assegnata quella kaki, un colore scelto anche perchè disumanizza. 

Quindi, ricapitolando, le ragazze di Orange is the new black indossano uniformi, felpe, giacche da lavoro marroni, capi basici, genderless, oversized, resi personali dalla modo in cui sono customizzati... non vi ricorda lo stile di Demna Gvasalia e Vetements?

Think like: Orange Is the New Black: My Year in a Women’s Prison by Piper Kerman

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In Orange is the new black ci sono molti libri.

La biblioteca del carcere dove lavorano Poussey Washington e Tasha "Taystee" Jefferson è uno dei luoghi in cui si svolge la storia e, da lì, le detenute, leggendo, hanno accesso a molti mondi, sono di nuovo libere. Ad esempio Piper ama i romanzi rosa e i grandi autori classici come Jane Austen e Tolstoj, mentre Alex preferisce Cormac McCarty, Mark Twain e Haruki Murakami.

Un libro fondamentale è Orange is the New Black: My Year in a Women’s Prison dell’americana Piper Eressea Kerman, quello che ha dato origine alla serie cult di Netflix.

La vera storia della donna finita 15 mesi in prigione per traffico di droga e riciclaggio di denaro e il desiderio di condividere quell’esperienza che le ha cambiato la vita, si è trasformata in un successo internazionale. Tra il bestseller autobiografico e lo show sono però presenti delle differenze.

Eccone alcune:

#1 Il rapporto tra la protagonista e la sua ex fidanzata nella realtà è stato molto meno intenso e le due non sono rimaste neanche nello stesso penitenziario, ma si rincontrarono solo per un breve periodo di tempo, nel carcere di Chicago, durante il processo.

#2 Il vero nome di Alex è Nora, una donna molto meno giovane, avvenente e femme fatale di quella interpretata da Laura Prepon.

#3 Il legame tra Piper e il suo fidanzato non è stato così turbolento durante il suo periodo di reclusione e nel 2006 i due si sono sposati.

#4 Molti personaggi sono stati create appositamente per rendere la serie più interessante, ma altri si ispirano a vere detenute, Red ad esempio (Kate Mulgrew).

#5 La vita all’interno del penitenziario rispecchia l’esperienza di Kerman. L’intento della scrittrice era far conoscere, al maggior numero di persone possibili, la vita in una prigione femminile, mettendone a nudo i difetti.

Molto di ciò che si vede nello show è reale: gli abusi; le divisioni etniche; il rapporto con le guardie; le detenute che una volta uscite non riescono a reinserirsi nella società e tornano in carcere dopo poco; regole; le gerarchie e i rituali che regolamentano la vita all’interno delle mura carcerarie.

Sound like: You’ve Got Time by Regina Spektor

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Orange is the new black, sebbene inizialmente più focalizzato sulla figura di Piper, è una serie corale.

Al suo interno si intrecciano le storie ed i caratteri di donne diverse, per età, ceto sociale, esperienze, stili, indole, quindi è  naturale che la colonna sonora rispecchi questa eterogeneità.

Così, ad amplificare il pathos e sottolineare ogni scena è una tracklist che include ogni genere di artista, da 50 Cent a Joan Baez, da The Velvet Underground a Kelis. Quando però partono le note di You’ve Got Time di Regina Spektor, davanti agli occhi appaiono i volti delle inmates del carcere di Leachfield.

“Ho amato questa canzone quando l’ho sentita la prima volta, ma l'ho amata ancora di più dopo averla ascoltata. Ho sentito e ho visto lo splendido impatto sui nostri titoli principali”,

ha raccontato Bruce Gilbert supervisore musicale della serie tv parlando del brano della Spektor, aggiungendo

“C’è un’emergenza immediata che regala un’emozione che dà ancora più vita ai ritratti stupefacenti dei prigionieri”.

Taste like: prison food & homemade hooch

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Love like: Humanity, femininity that survives the brutality of life in prison

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Con Orange is the new black si adatta a nuove vite.

Si sopravvive.

Si guarda con coraggio nella propria oscurità, ma, anche quando i soprusi, le ripicche, le umiliazioni sembrano portare via ogni speranza e ogni accenno di umanità, emerge un piccolo segno, un barlume di possibilità, di riscatto, di un cuore che batte.

Tra ironia, black humour, dramma e solitudine c’è intensità.