This is not America. Lo gridano in molti durante questa fashion week appena conclusa. Lo scrivono sulle magliette, sulle felpe, sugli slip. I designer raccontano, ognuno secondo il proprio stile, il dissenso verso un paese nel quale faticano a riconoscersi. Si respira Trump in passerella, si respira voglia di giustizia, di inclusione e non di esclusione. Ecco le collezioni più interessanti per noi di nss.

Calvin Klein

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10.00 AM. Midtown. Sulla 39esima strada nel cuore di New York in un set-opera d'arte curata da Sterling Ruby, va in scena la nuova Calvin Klein immaginata da Raf Simons. Il designer belga crea una collezione che travalica i confini del mero insieme di abiti per diventare una riflessione sull'America cosmopolita.  "Riflette quello che ci circonda - spiega il neo chief creative officer di Calvin Klein - tutte queste persone diverse, con stili e dress code diversi. Il futuro, il passato, l'art deco, la città, l'American west. Tutte e nessuna di queste cose. Non un'era, non una cosa, non un look. L'unione di caratteri differenti e d'individui differenti, proprio come l'America stessa. La bellezza e l'emozione unica dell'America". Mentre David Bowie canta "This is not America", i colori si accendono, i tessuti si moltiplicano, gli stili si sovrappongono. Viola, rosso, verde, giallo si stratificano, come piume e fiori metallici, camicie western e dolcevita, coat plastificati e giacche doppiopetto, top effetto nudo e pelle lucida. Nel front row Anna Wintour, Millie Bobby Brown, A$AP Rocky, Gwyneth Paltrow e tutti gli altri applaudono. Nel backstage Raf Simons sorride soddisfatto.

Lacoste

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Gli eroi dell'aviazione, i pionieri dell'era spaziale e Kurt Cobain. Lacoste veste la sala del civico 50 di Varick Street come un paesaggio lunare abitato da capi che evocano universo e grunge. Ci sono lo streetwear anni 90, le camicie a quadri in lana spazzolata e i cardigan in mohair del leader dei Nirvana, insieme alla luna piena e a Saturno delle stampe dell'artista Ron Miller, l'ispirazione militare degli abiti-kway e delle giacche reversibili (da un lato nylon waterproof, dall'altro lana e lino) insieme a pezzi athleisure formati da patchwork di velluti laminati. Comfort, funzionalità e modularità sono i concetti chiave della stagione invernale 2017, incarnati da soluzioni hi-tech e modelli reversibili. Si moltiplicano così le tasche, gli scomparti, il mix di materiali, le imbottiture, le finiture termosaldate. Silhouette e dettagli guardano verso il futuro, ma arrivano dal passato, dalla storia del marchio e del suo direttore creativo. Il punto di partenza della collezione infatti sono gli astronauti ed i piloti di aviazione, come il padre di Felipe e lo stesso Renè Lacoste. In pochi sanno che il fondatore del marchio, al termine della sua carriera sportiva, lavorò nell'industria aeronautica, occupandosi delle prime traversate atlantiche, con l' "Air Equipment", società precursore di Concorde e Airbus.

Alexander Wang

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Harlem. RKO Hamilton Theatre. Un teatro antico del 1912 in rovina coi soffitti decorati  si trasforma in un club underground con luci rosse a intermittenza, musica rap e camerieri che distribuiscono birra (Peroni) al pubblico. Alexander Wang chiama a raccolta la sua gang di modelle e it girls, da Bella Hadid a Natalie Westling, da Kendall Jenner a Julia Nobis, per interpretare una favola dark contemporanea. Il nero, spezzato dal Principe di Galles di tute e cappotti, ammanta quasi ogni capo: pantaloni skinny, hot pants in pelle, cardigan oversize, camicie, blazer, denim, spandex, mesh.  I pezzi must si nascondono tra gli accessori, come le borse- cascate di cristalli, i boot stiletto o quelli in pelo e i collant con la scritta "No After Party" ( il titolo della collezione ). Wang veste giovani ribelli dal corpo scarno e sensuale e, soprattutto dall'attitude  decisa, femminile, sicure di sè.

Gypsy Sport

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Rio Uribe, designer di Gypsy Sport, prende cose che "ignora troppo spesso" come le ingiustizie , le tendopoli dei senzatetto, i campi-base dei rifugiati e le centrifuga con il festival Burning Man e le sottoculture punk per realizzare una collezione-omaggio alla vita all'aria aperta. E' una celebrazione della vita, dell'attivismo, dell'emergenza, dell'urgenza, dell'ingegno come veicolo di creatività. La giacca a vento a forma di mantella, le stampe camouflage, il patchwork, i capi decostruiti, le spille di sicurezza, le felpe tie-dye, la tee oversize, le tute, i tessuti caldi ( dal pile al velluto) sono un mash-up underground tra un survivalista e un hippie. Mentre in passerella si alternano i modelli, la maggior parte reclutati alle molte manifestazioni politiche degli ultimi mesi ( dalla marcia delle donne a quella contro il Muslim ban ), l'effetto è straniante, quasi disturbante, ma è difficile distogliere lo sguardo. Come è difficile ignorare le parole di Uribe: "Ho imparato così tanto parlando con le persone che vivono al di fuori. Ho imparato tanto sull'umanità. Penso che in realtà siamo un popolo molto amorevole che si vuole aiutare l'un l'altro, ma a volte questo non è ciò che ci viene predicato.... Combattiamo per un mondo nuovo, un mondo decente, nel quale possiamo farci spazio a vicenda"

YEEZY Season 5

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Pier 59. Il pubblico si muove in una stanza completamente buia alla ricerca del proprio posto a sedere. In molti, memori della pessima esperienza della volta scorsa, hanno declinato l'invito, ma quelli che contano ci sono tutti: Anna Wintour, Emmanuelle Alt, Edward Enninful, Carine Roitfeld e l'immancabile Kim Kardashian vestita in color melanzana. YEEZY torna a New York per presentare la sua Season 5. Le aspettative sono contrastanti: qualcuno crede che il brand non abbia più molto da dire, altri che potrebbe ancora stupire in positivo. Quello che è certo è che Mr West abbia molto da farsi perdonare dopo il fallimentare ultimo show, i problemi personali, le voci di un suo crollo non solo nervoso, ma anche (forse) creativo e il disguido con la prenotazione sul calendario della fashion week. Questa volta niente Vanessa Beecroft, niente Kanye, che resta nascosto nel backstage e molto meno ego in passerella. I vari look vengono proiettati anche su maxi schermi. L'ispirazione dichiarata è Calabasas, il rifugio del rapper in California, presente sulle maxi felpe. Dalle scorse stagioni restano l'anima streetstyle, la base athleisure   e il tocco militare, le sneakers e gli stivaloni che ora si portano sopra i pantaloni loose fit, mentre per la prima volta YEEZY introduce il denim.