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Maurizio Galimberti interview

Il volto della polaroid per antonomasia

Maurizio Galimberti interview Il volto della polaroid per antonomasia

Maurizio Galimberti ha conquistato il mondo con l'arte della fotografia istantanea, espressa attraverso diverse tecniche che vanno dalle singole polaroid a più complessi mosaici.

Galimberti è il volto della polaroid per antonomasia, oltreche riconosciuto per i suoi famosi "ritratti a mosaico" di celebrities e artisti.

Abbiamo avuto modo di chiacchierare con lui durante una sua exhibition e performance live in Puglia presso la Boutique Anteprima. 

 

1. Quando e come hai scoperto che la polaroid sarebbe diventata lí "armaî principale dí espressione della tua arte? 

Ho iniziato a capirlo realmente attorno al 1990.

Nel 1988 avevo iniziato a frequentare i movimenti artistici Bolognesi e gia iniziavo a maturare un interesse nella Polaroid, capendo poi che sarebbe diventata la mia arte perche' mi permetteva di contaminarmi con la storia dell'arte nella maniera più forte e diretta.

2. Ciascuna delle tue opere sembra voler raccontare qualcosa che va al di la del semplice scatto, grazie anche alle diverse tecniche che vengono da te utilizzate. Puoi raccontarci qualcosa a proposito dei tuoi metodi di manipolazione delle immagini?

La manipolazione delle immagini la eseguo in due modi differenti: uno è il mosaico, ovvero la scomposizione della realtà, una contaminazione tra il futurismo e il surrealismo;  è tra "La Città che sale" di Boccioni e il "Nudo che scende le scale" di Duchamp, quindi il soggetto è fermo e gli dai il movimento attraverso la scansione dell'immagine.

Per quanto riguarda la seconda tecnica di manipolazione, uso i bastoncini di legno andando a modificare il chimico della polaroid, è una forma di manipolazione molto più vicina alla pittura, non gratuita o puramente estetica, ma rappresenta per me un reale bisogno fisico, perchè utilizzando Polaroid, hai necessità di interagire adoperando anche il tuo segno, dato che fa parte del tuo progetto.

Posso dire in conclusione alla tua domanda che la manipolazione E' sempre progettuale, mai gratuita e si contamina in maniera molto forte con la storia.

3. Paesaggio e ritratto cosa ti ha spinto verso queste due tipologie di soggetti differenti tra loro e cosa i tuoi occhi ci vogliono trasmettere attraverso essi?

Io ho iniziato facendo ritratti e successivamente sono passato anche ai paesaggi, perchÈ sostanzialmente il mio movimento progettuale non E' legato solo ad un volto ma ad un concetto spaziale, dove lo spazio può essere rappresentato da un viso o dall'architettura, ed in entrambi i casi è importante, per la contaminazione di cui parlavo prima,  "suonare la musica": dividi lo spazio come se fossero note musicali e suonandole; moltiplicandole e ripetendole crei uno vero e proprio spartito musicale.

4. Una domanda che ci riguarda molto da vicino: Qual' Ë stato il tuo rapporto con la citt‡ di NY e cosa ti ha trasmesso sul piano artistico/emozionale? C'Ë qualche altra citt‡ a te molto cara?

New York, per uno che fa il mio tipo di fotografia, è sicuramente il massimo, l'architettura newyorchese è il top!

A livello emozionale la città mi ha trasmesso la voglia di "mangiare la fotografia"; è una città estremamente interessante, perchè nel momento in cui il tuo sguardo sale in alto sicuramente puoi imbatterti in ipotetiche immagini, io la definisco un laboratorio di immagini senza fine.

La fotografia a New York, ma allo stesso modo anche a Venezia, ha una storia incredibile; Venezia, secondo me, è un pò come New York, ma una New york più antica, senza tempo. Un altra città che mi affascina è Parigi, in quanto sono molto legato alle avanguardie e a Duchamp.

5. Non è una semplice Polaroid quella che utilizzi, parlaci del tuo strumento di lavoro.

In realtà è una Polaroid normalissima, solo che quando faccio i ritratti, poi lo vedrete durante la mia performance, inserisco la macchina in questa scatola che si chiama Collector che serve a fare il rapporto 1:1, come se avessi un obiettivo macro, che diffonde la luce del flash. 

Io ritengo che gli attrezzi sono buoni compagni e ci devono aiutare, ma quello che conta realmente è cio che noi abbiamo dentro.

6. Hai fotografato molte celebrità e personaggi di spicco del mondo del cinema, dell'arte e anche della moda. Chi ti ha colpito di più e perchè?

Tutti i "Grandi Vecchi" , in particolare direi tre scrittori : Lala Romano, Mario Luzi e Dario Fo.

Se ne dovessi scegliere uno direi Dario Fo, inizialmente non lo amavo molto perchè lo ritenevo troppo schierato politicamente e soprattutto non conoscevo a fondo la sua opera, ma ora credo sia veramente lo Shakespeare del nostro tempo e del secolo scorso, lui ha una grande cultura; è geniale; è camaleontico ed un trascinatore, e mi dispiace parecchio aver terminato troppo presto il lavoro con lui e non aver potuto passare altro tempo insieme.

Un altro personaggio che mi ha colpito è Robert de Niro, ricordo che all'inizio era molto incazzato perchè non voleva farsi fare un ritratto da me e poi alla fine mi ha addirittura commissionato i ritratti di tutta la sua famiglia. 

Inizialmente lui, pensando fosse un gioco si era un poí irrigidito nei miei confronti, eravamo al Tribeca Film Festival e io ero testimonial di polaroid e lui, in un certo qual modo, per accontentare lo sponsor.

Avrebbe dovuto accettare il tutto, ad un certo punto stava anche per mandare tutto a monte, poi, successivamente si è fatto ritrarre e si è scusato, anzi mi ha chiesto di ritrarre la sua famiglia.

Quindi concludo dicendo che sono fondamentalmente persone semplici, solo che poi nella loro cultura, nella loro genialità e nel loro essere comunque personaggi, sono quello che poi ancora oggi ci trasmettono.

7. Un opera a cui tieni particolarmente.

"La Vucciria", è stato il mio primo lavoro da professionista, commissionatomi nel '92 da Enzo Barbarino, colui che all'epoca organizzava il Festival della Fotografia, quindi un personaggio molto importante nell'ambiente. In quel periodo c'era stato l'assassinio di Falcone e Borsellino, Barbarino mi chiese di raccontare la positività della Sicilia che non era solo Falcone e Borsellino, ma una terra fatta da Siciliani, brave persone. 

Ho scelto di rappresentare "la Vucciria", un tipico mercato locale ormai in disuso, sia per via del richiamo all'opera di Gottuso, sia perchè per un Italiano il mercato; gli odori; i sapori sono una cosa fondamentale e rappresentano la nostra terra; realizzare quest'opera mi ha emozionato tantissimo e mi è rimasta sotto la pelle.

Un'altra opera a me cara è il ritratto di Johnny Depp, perchè è finito in copertina sul Times di Londra, quindi una grande soddisfazione al livello professionale.

 

Ph by Marco Rich Albanese and Maurizio Galimberti Archive