Quando nel 1947 Lina Bo Bardi arriva in Brasile, insieme a suo marito il critico e mercante d’arte Pietro Maria Bardi, non sa ancora che quel paese le cambierà la vita.

Quello che riconosce subito, però, è uno stretto legame con la terra carioca, con il suo popolo, così fortemente connesso alla natura. È proprio da questa filosofia di vita da cui Lina trae ispirazione e un approccio creativo speciale: un’architettura semplice, che sfrutti materiali locali e dai costi bassi sia attenta alle esigenze pratiche e funzionali dell’opera.

Massimo esempio di questa sua nuova linfa di idee è la celeberrima Casa de Vidro.

Siamo nel 1950, a São Paulo, in quello che oggi è lo chichissimo quartiere Morumbi, ma all’epoca è groviglio di alberi e piante tropicali dove una grande fazenda di tè, la Muller Carioba, si estende a perdita d’occhio con la sua vegetazione e i tanti animali.
Qui, sulla sommità di una collina, come un rifugio segreto nel bosco, la prima costruzione di Bo Bardi domina la città.

Si tratta di una scatola di vetro tuffata nel verde, una casa con un’immensa facciata a vetrata continua, alla quale si accede tramite una scala mediante una scala essenziale di granito con una struttura in ferro, che si staglia tra i pilotis del piano terra.

Vicino alla porta d’entrata spicca un mosaico di Enrico Galassi che ricrea una delle piazze d’Italia metafisiche di Giorgio De Chirico.

La zona giorno è posizionata su una piattaforma orizzontale di un solo piano, sostenuta da undici piloni, ancorata al terreno tramite la zona notte alla quale è collegata da un corridoio centrale che lascia spazio per una piccola corte interna con giardino.

Sunday Escape - Casa de Vidro Il capolavoro architettonico di Lina Bo Bardi immerso nella foresta di San Paolo | Image 0

Il grande salotto open space di 140 mq è circondato da pannelli di vetro a tutt’altezza, con ampi tendaggi di juta, che offrono un panorama unico e ospita nel centro della stanza una sorta di cortile, un’apertura dove crescono gli alberi e le liane del giardino tropicale. A terra il pavimento è un mosaico celeste, occupato da una serie di mobili disegnati dalla stessa Bo Bardi come la celeberrima Bowl Chair, ma anche da altri arredi moderni ed interessanti mixati con pezzi più tradizionali come il grande tavolo da pranzo rotondo di marmo verde brasiliano; una serie di sedie Savonarola toscane; la cucina anni ‘50 con fornelli industriali e un enorme bancone di acciaio inox; la scultura gigantesca di una Diana cacciatrice; vasi di Gallé e di Lalique; quadri di Sebastian Matta e Roberto Sambonet; un modellino di latta del MASP.

Se la zona giorno è razionale, ma piena di oggetti e dettagli, quella notte è molto più essenziale, quasi monastica.

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La Casa de Vidro è stata fino agli ’90 la residenza di Lina Bo e Pietro Maria Bardi e poi è diventata sede di una Fondazione con il loro nome, che si propone di diffondere la loro opera e le loro idee. È un luogo speciale in bilico tra antico e moderno, sacro e profano, un’opera architettonica che riflette la cultura della sua designer.